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La corsa al Quirinale

Le due ore che bruciarono Belloni e Casini

Le due ore che bruciarono Belloni e Casini

La ricostruzione, minuto per minuto, della serata cruciale per l’elezione del Quirinale di venerdì 28 gennaio 2022: tra dichiarazioni pubbliche, incontri segreti, tweet maldestri, errori, telefonate, chat, fughe in avanti, tentati blitz. E la contro operazione dell’area democristiana del Pd che ha indirizzato gli eventi

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ROMA. La sera di venerdì 28 gennaio, con una tempistica che si rivelerà un boomerang, Giuseppe Conte twitta: «Sono molto felice che anche le altre forze politiche mostrino di voler convergere su un profilo femminile di alto livello per eleggere la prima Presidente donna della nostra Repubblica. È sempre stato un nostro auspicio». Il tweet appare alle 20,31, tenete a mente gli orari. Conte scrive: «Anche le altre forze politiche». In realtà la dichiarazione rilasciata ai giornalisti mezz’ora prima (subito dopo le otto d sera) uscendo da Montecitorio, nel video allegato al tweet, dice: «Beh, fa piacere che ci sia questa sensibilità da parte del senatore Salvini, ma io spero che ci sia la sensibilità da parte di tutto il Parlamento, sulla possibilità di una presidente donna». Alle otto è una speranza, anche se troppo entusiasticamente annunciata, alle 20,31, nel tweet, è un annuncio vero e proprio: «Anche le altre forze politiche». Ma l’accordo, i fatti dimostreranno, non c’è affatto, in quel momento. Non ancora. La sequenza dei fatti lo dimostra.

Il leader M5S ribadirà, in seguito, di non aver fatto il nome di Elisabetta Belloni, il che è vero. Ma la concatenazione degli eventi spiega bene perché sarà quello, non altri, il nome su cui si alzerà il fuoco di fila, e che verrà bruciato dopo l’esposizione nel tritacarne. Peraltro, il nome e il cognome lo fa subito dopo in pubblico Beppe Grillo: «Benvenuta Signora Italia, ti aspettavamo da tempo. #ElisabettaBelloni». In quei frangenti erano più i 5S che i leghisti a far circolare quel nome, ma l’uno due Conte-Grillo, che ovviamente viene letto in simultanea, fornisce un identikit come fosse cosa fatta. Il M5S è scosso. Luigi Di Maio non gradisce, e anzi raccontano che s’infuri, ma cosa è successo in quell’ora immediatamente precedente l’uscita di Conte, dando il via alle due ore che bruciarono Elisabetta Belloni e, quasi contestualmente, Pier Ferdinando Casini, che sarebbe potuto emergere come soluzione proposta da un altro fronte politico?

Mettendo in fila fatti, orari, chat, e eventi accertati di quella sera, si è in grado di ricostruirlo con una certa precisione. Matteo Salvini, Giuseppe Conte e Enrico Letta si incontrano già nel pomeriggio, alle sei. L’incontro dura circa una quarantina di minuti (le prime agenzie sono delle 18,07, le agenzie che ne annunciano la fine sono delle 18,42). I tre si aggiornano di lì a un’ora. Tra il primo e il secondo incontro, Enrico Letta fa una dichiarazione, molto importante: alle 19,20 dice «ora incontro (di nuovo, ndr.) Salvini e Conte, non sono sicuro esca il nome». Alle 19,57 l'Ansa riporta questa seconda dichiarazione di Letta: «Sono ottimista, non molto ottimista, si è aperto il dialogo su una presidente o un presidente che sia all'altezza di Mattarella». Come si vede, non c’è nessuna asserzione definitiva di Letta che si sia andati sul nome di una donna, tanto meno il nome di questa donna. Letta sta ragionando con Salvini e Conte di alcune opzioni. Belloni c’è, ma non è la sola, e non ci sono solo donne. Pochissimi minuti dopo, Conte esce sulle agenzie con la storia del nome di donna, e alle 20,06 (fonte Ansa) dichiara: «Ho l'impressione che ci sia la sensibilità di Salvini, spero di tutto il Parlamento, per la possibilità di una presidente donna, il M5S lo ha sempre detto». È Conte stesso che tira dentro Salvini. Il quale del resto ci mette del suo, sia pure limitandosi a rispondere ai cronisti. Alle 22,15 risponde così a chi gli chiedeva espressamente dei no alla candidatura di Elisabetta Belloni: «Io sono per i sì e non per i no. Lavoro per chiudere la partita già domani».

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