La Nuova Ferrara

Ferrara

L'intervista

Cure su misura, farmaci e screening: le nuove frontiere della lotta ai tumori

Cure su misura, farmaci e screening: le nuove frontiere della lotta ai tumori

Alta incidenza nel Ferrarese con tremila casi all’anno. Sono la seconda causa di morte dopo le malattie cardiovascolari 

5 MINUTI DI LETTURA





L’INTERVISTA

In questi giorni si è celebrata la giornata mondiale contro il cancro, con un potente messaggio: “tutti noi abbiamo un ruolo da svolgere nel ridurre l’incidenza del cancro a livello mondiale”. Ne parliamo con il professor Antonio Frassoldati, direttore del Dipartimento Interaziendale di Oncologia.

A due anni dall’inizio della pandemia come è cambiato l’approccio medico-scientifico alla malattia?

«La pandemia ha certamente condizionato il rapporto fra oncologo e paziente, nella necessità di salvaguardare il diritto alla cura e il dovere di tutelare il paziente e il personale sanitario dal rischio di infezione, con la possibilità di generare, o acuire, un senso di distacco fra malato e curante. Per cercare di raggiungere questi obiettivi, l’approccio alla malattia oncologica si è ancora più polarizzato verso la personalizzazione dei trattamenti, attraverso la diagnostica molecolare avanzata e verso terapie, per lo più orali, con minori effetti immunosoppressivi rispetto alla classica chemioterapia, e con minore necessità di accesso all’ospedale».

[[atex:gelocal:la-nuova-ferrara:ferrara:cronaca:1.41209999:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.lanuovaferrara.it/image/contentid/policy:1.41209999:1654799890/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Quali cambiamenti, in materia di trattamento dei tumori, hanno dovuto mettere in atto gli ospedali, in particolare nel nostro territorio?

«Le istituzioni sanitarie hanno reagito con una riorganizzazione delle attività, per evitare ritardi e recuperare poi quelli accumulati. La fase diagnostica e gli screening, in particolare, hanno subito un rallentamento nella fase iniziale della pandemia, cui si è fatto fronte con un potenziamento delle risorse di personale e dell’offerta di prestazioni. Allo stesso modo, l’attività chirurgica è risultata rallentata (seppure si sia cercato di salvaguardare quella oncologica). Solo i prossimi anni chiariranno le conseguenze di ciò. I servizi di oncologia hanno proseguito ininterrottamente la propria attività, rimodulando, dove possibile, alcune terapie e potenziando le modalità di contatto telefonico o di monitoraggio a distanza, aumentando lo screening infettivo con esecuzione di tamponi prima del ricovero e periodicamente durante il ricovero, o a ogni nuovo ciclo di trattamento per i pazienti ambulatoriali.

Quali le novità terapeutiche per gli anni a venire?

«Già da alcuni anni la terapia dei tumori è orientata alla personalizzazione dei trattamenti, utilizzando farmaci innovativi (i cosiddetti farmaci a bersaglio molecolare), efficaci nel prolungare significativamente la sopravvivenza e ridurre la mortalità. Un secondo ambito è rappresentato da farmaci in grado di ripristinare una risposta immunitaria contro il tumore, imbrigliata dal tumore stesso. Questi trattamenti, dove utilizzabili, hanno permesso di ottenere il controllo prolungato o la regressione della malattia neoplastica in tumori in cui non erano di fatto disponibili terapie efficaci. Infine, i farmaci immunoconiugati, in cui un anticorpo, capace di legarsi sulla superficie della cellula tumorale, trasporta un chemioterapico, che viene poi rilasciato solo nelle cellule cancerose, determinandone la morte.

Qualche dato sull’incidenza dei tumori nella nostra provincia?

«L’incidenza dei tumori nel nostro paese riguarda circa 370mila nuovi casi ogni anno, con una tendenza complessiva in riduzione, seppure non per tutte le tipologie di tumore. Nei tumori in cui sono attivi programmi di screening (colon-retto in particolare, ma anche mammella e collo dell’utero), o nel tumore del polmone nell’uomo (per riduzione del consumo di sigarette) o dello stomaco l’incidenza è certamente in riduzione, mentre al contrario aumenti significativi si registrano per il melanoma o per i tumori del pancreas, o per i tumori del polmone nella donna. Anche per quanto riguarda la mortalità le stime segnalano un progressivo calo in entrambi i sessi. Nella provincia di Ferrara, che si colloca fra quelle a maggiore incidenza di tumori, si registrano annualmente circa 3mila nuovi casi, con trend non diversi da quelli osservati a livello nazionale. I tumori più rappresentati sono quelli della prostata nell’uomo e della mammella nella donna, seguiti dai tumori del polmone (nell’uomo) e del colon-retto. Nella nostra provincia i tumori rimangono la seconda causa di morte, dopo le malattie cardiovascolari».

Qual è il ruolo dei day hospital oncologici presenti sul territorio oltre la visione ospedalocentrica?

«Storicamente la gestione delle patologie oncologiche è stata concentrata sull’ospedale, e in particolare su centri di riferimento a elevata specializzazione. La recente pandemia ha tuttavia mostrato e confermato i limiti di questa visione. Nella nostra provincia già da tempo è presente una rete di strutture che coinvolge non solo l’ospedale di Ferrara, ma anche day hospital dislocati a Lagosanto, Cento e Argenta. Questo ha permesso di erogare le prestazioni sanitarie oncologiche in modo diffuso, evitando spostamenti e disagi per i pazienti. Il passo da compiere è ora quello di differenziare ulteriormente l’offerta di prestazioni presso altre strutture sanitarie, come Case eOspedali di Comunità, e anche il domicilio dei pazienti».

I day hospital sono rimasti sempre operativi anche in epoca Covid. Come hanno continuato a garantire le terapie?

«La prosecuzione delle cure oncologiche è sempre stato l’obiettivo primario del nostro lavoro e la dedizione del personale sanitario ha consentito di continuare le terapie e i controlli necessari. Tutte le terapie attive sono state rivalutate, ed eventualmente rimodulate, per favorire trattamenti orali di pari efficacia e minore effetto immunosoppressivo o terapie che riducessero l’accesso all’ospedale. Solo in presenza di infezione siamo stati costretti ad interrompere i trattamenti, ma questo è fortunatamente avvenuto in una minoranza dei pazienti».

Quanto è importante che professionisti delle due aziende sanitarie condividano i percorsi di cura per equità di trattamento?

«È fondamentale che un paziente possa ricevere lo stesso tipo di trattamento in qualunque luogo. Questa equità nel diritto alla cura si realizza attraverso la creazione di percorsi diagnostico terapeutici assistenziali (Pdta) a valenza provinciale, nei quali tutti i professionisti condividono l’impostazione del trattamento per ciascun paziente e realizzano poi questi trattamenti, in maniera omogena, in qualunque struttura essi vengano erogati. Nella nostra provincia l’approccio multidisciplinare è applicato per tutte le neoplasie, i trattamenti vengono discussi collegialmente e applicati secondo standard e linee guida. Il vantaggio di una rete che comprenda strutture dislocate su tutto il territorio, con la previsione di svilupparla ulteriormente, è proprio legato alla possibilità di offrire a tutti cure adeguate nella sede più idonea alle proprie esigenze».

© RIPRODUZIONE RISERVATA


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google