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Esplode la rabbia dei balneari dei Lidi Comacchiesi: «Concessioni senza tutele»

Incontro in Regione il 22 febbraio per cercare delle soluzioni immediate. «Il provvedimento spiana la strada alla concorrenza. Resteremo senza nulla» 


17 febbraio 2022 Katia Romagnoli


LIDI COMACCHIESI. Monta la rabbia dei balneari, dopo l’approvazione, con voto unanime del Consiglio dei ministri, di un testo di riforma del settore che, di fatto, spiana la strada alla libera concorrenza, stoppando al 2023 i rinnovi alle attuali concessioni demaniali. Per i rappresentanti delle associazioni di categoria locali, seppur con diverse sfumature, il provvedimento era nell’aria, ma ora il testo di legge dovrà passare all’esame del Parlamento, sede costituzionalmente preposta ad apportare gli auspicati emendamenti, a tutela delle 30mila imprese balneari italiane.

La mobilitazione del settore è già in atto e «questa mattina sarei partita per Roma con le colleghe – spiega Luana Guietti, segretaria nazionale della base balneare di Donnedamare, nonché funzionaria della Cesb, cooperativa degli esercenti balneari di Estensi e Spina -, se non fossi stata bloccata per motivi di salute. Siamo tutti sconvolti. Non riusciamo a capire come sia uscito questo voto all’unanimità. È vero – prosegue Guietti – che una recente sentenza del Consiglio di Stato aveva azzerato le proroghe al 2033, accorciandone la durata al 31 dicembre 2023, ma un organo della giustizia amministrativa non può legiferare». Nel 2018, quando è stato ospitato alla Camera Bolkestein in persona, i deputati di tutti gli schieramenti erano dalla nostra parte, per trovare soluzioni condivise alla tutela dei titolari attuali delle concessioni demaniali, contro il rischio di messa all’asta. L’intero settore, alle prese con l’esame del provvedimento licenziato dal Consiglio dei ministri, sta valutando azioni di mobilitazione.

Nel frattempo, il 22 febbraio prossimo, è già in calendario un incontro in Regione. Durissimo il commento di Giuseppe Carli, presidente provinciale del Sib, nonché consigliere nazionale e vice presidente regionale della stessa associazione di categoria, il quale, sottolinea come «siamo considerati dei privilegiati e invece siamo dei torturati. Veniamo spacciati come sfruttatori di un bene, quando invece lo paghiamo profumatamente. Nella bozza che stiamo vivisezionando – prosegue Carli -, le prossime concessioni avranno una durata in base agli investimenti realizzati. Sono avvantaggiate le multinazionali rispetto alle imprese familiari».

Carli non esclude azioni eclatanti da parte di singoli imprenditori che, prima della scadenza fatidica del 23 dicembre 2023, ossia prima delle aste ad evidenza pubblica, «potrebbero decidere di buttare giù con la ruspa il Bagno, dato che quello non è dello Stato, ma del legittimo proprietario che, potrebbe togliere la propria struttura, prima dei bandi». Delusione, con il fermo proposito di apportare modifiche migliorative alla proposta di legge, trapela anche nelle parole di Luca Callegarini, funzionario provinciale di Confesercenti. «Non hanno scritto a chiare lettere la prosecuzione della gestione – rileva Callegarini -, benché emerga la volontà di riconoscere la professionalità aziendale e l’anzianità di chi c’è. Auspichiamo che nella conversione in legge di questo provvedimento ci siano adeguate clausole di salvaguardia, quali un punteggio più elevato assegnato qualora quello derivante dalla gestione del Bagno sia l’unico reddito di sostentamento familiare».



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