Susi Cavallini (Bondi): bolletta energia aumentata di tre-quattro volte, insostenibile
La titolare dell'azienda di pasta, 80 dipendenti, non sa come far fronte ai rincari: neanche fotovoltaico e cogenerazione bastano
FERRARA. "Nell’arco del 2021 il costo dell’energia elettrica è aumentato, per l’azienda, del 339%, mentre il costo del metano è cresciuto addirittura del 417%. Sono questi i risultati della nostra analisi dei costi sostenuti nel 2021. Si tratta evidentemente di costi spropositati, lievitati soprattutto nel corso del trimestre settembre-dicembre 2021”. Susi Cavallini è l’amministratrice di Artigiani Pastai Bondi, l’azienda fondata oltre trent’anni fa dal compianto marito Giuseppe Bondi, scomparso prematuramente nel 2021. Un’azienda, storicamente socia della Cna di Ferrara, che dà lavoro a 80 dipendenti.
“La nostra azienda – spiega Cavallini - è stata sempre orientata, per volontà di mio marito, al risparmio energetico e all’utilizzo di fonti alternative. Disponiamo di un impianto fotovoltaico e di impianti di cogenerazione Purtroppo, nemmeno questo ci mette al riparo da rincari spropositati. C’è di più: i veicoli aziendali, proprio a causa della politica di attenzione all’ambiente che da sempre portiamo avanti, sono a metano; sono a metano anche gli impianti di cogenerazione: e questo ci espone ancor di più ai rincari”.
Trovare soluzioni è molto difficile, e progettare investimenti in nuovi impianti a risparmio energetico è proibitivo. Il motivo è ovvio: oltre ai costi dell’energia sono aumentati a dismisura i costi delle materie prime che servono per produrre nuovi impianti. Un vero e proprio circolo vizioso: “Prima della pandemia – spiega l'imprenditrice - mio marito aveva messo a punto un progetto di ristrutturazione dell’azienda, che prevedeva impianti più moderni e performanti anche dal punto di vista energetico. Abbiamo ripreso in mano quei progetti, ma ci troviamo di fronte a costi raddoppiati o addirittura triplicati. Anche la realizzazione di una nuova cabina elettrica aggiuntiva per alimentare i nostri impianti rischia di costarci il 60% in più rispetto a pochi mesi fa”.
Non è tutto: “La difficoltà di reperire materie prime e la scarsità di componenti elettronici crea ulteriori difficoltà: abbiamo ordinati da mesi dei macchinari nuovi, che ci permetterebbero di produrre consumando meno energia, ma l’attesa si allunga sempre di più”.
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