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Ferrara, Arianna Di Romano e quegli scatti che vanno "Oltre lo sguardo"

Ferrara, Arianna Di Romano e quegli scatti che vanno "Oltre lo sguardo"

La personale della fotografa è visitabile dal 20 febbraio al 12 giugno a Palazzina Marfisa d'Este

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FERRARA. Sarà visitabile dal 20 febbraio al 12 giugno a Palazzina Marfisa d'Este la mostra "Oltre lo sguardo" con le fotografie di Arianna Di Romano.

Nata da un’idea di Vittorio Sgarbi e organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dal Servizio Musei d’Arte del Comune di Ferrara in collaborazione con Kingford, la mostra è un viaggio attraverso l’obiettivo di Arianna Di Romano. La fotoreporter – sarda di origine ma siciliana di adozione – ha immortalato volti e situazioni che l’hanno catturata nel profondo nei luoghi dove ha condotto i suoi reportage, dai più remoti villaggi del Sud Est asiatico, della Romania e della Polonia ai campi profughi e rom in Serbia e Bosnia, dai paesi della sua terra natale, la Sardegna, alle celle di un carcere siciliano. La sua sensibilità l’ha portata a focalizzarsi sulle vite “difficili” degli emarginati, degli indigenti, dei senzatetto, dei ragazzi di strada, dei gitani, dei detenuti, degli anziani rimasti soli.

«La rassegnazione è la condizione umana che Arianna Di Romano ha registrato più frequentemente», commenta Vittorio Sgarbi, Presidente della Fondazione Ferrara Arte. «Rari sono i sorrisi sui volti ritratti dalla fotografa. Abbondano invece i segni, le rughe, lo stupore per essere considerati. Arianna ha avuto la ventura di ritrarre gli ultimi, i dimenticati. Quelli che non contano neanche per la cronaca della miseria. Li ha trovati in Asia, soprattutto in Myanmar, e dietro casa, nei campi rom. Ci interrogano, perduti, in un lampo gli occhi: sono la vita nella sua condizione primaria, irresistibile, nel vuoto, fuori della storia».

«Fotografando, scavo nell’umanità dimenticata – spiega Di Romano – che amo e di cui vorrei trasmettere la bellezza. Vivo le sensazioni che provano le persone che ritraggo, mi identifico in loro. Continuamente cerco me stessa nell’altro». In Malesia l’hanno denominata “ladra di anime”. Gli abitanti, in gran parte animisti, non volevano farsi ritrarre per timore che venisse rubata loro l’anima. «Quello che mi spinge a fotografare – racconta – è proprio rubare uno sguardo che sia profondo. I volti che incontro li rubo, perché appartengono a persone che non sono mai in posa, sono tutti sguardi che quasi sicuramente non incontrerò mai più. Spesso non riesco a comunicare con loro. Rubo quegli sguardi per dare loro una voce».

Ingresso 2-4 euro. Visitabile tutti i giorni dalle 9.30 alle 13 e dalle 15 alle 18. Chiusa il lunedì.

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