Bondeno ricorda Rossella Placati: «Non lasciate sole le donne»
Non si arrendono le amiche della 51enne barbaramente uccisa un anno fa: «Vogliamo vedere il nome del suo assassino scritto nero su bianco»
BONDENO. È stato un pomeriggio intenso, toccante, di quelli che riempiono il cuore e, purtroppo, anche gli occhi di lacrime. Le amiche di Rossella Placati, la donna barbaramente uccisa esattamente un anno fa nella sua casa di borgo San Giovanni, hanno voluto ricordarla e continuare ad abbracciarla. Un modo anche per tenere alta l’attenzione sulla violenza, sui femminicidi e su tutte le persone indifese che hanno bisogno di altre voci per urlare e chiedere aiuto.
«Dovevamo essere in cinque, sono arrivati in tanti, tantissimi e non sappiamo come dire grazie - dice Angela a nome di tutto il gruppo -. Presenti anche tanti uomini perché come ha giustamente sottolineato uno di loro “non siamo tutti uguali”. E noi questo lo sappiamo bene». Attorno alla panchina rossa c’erano anche i familiari di Rossella e tutte le persone che le hanno voluto bene.
Ieri mattina presto il sindaco di Bondeno, Simone Saletti, ha portato un mazzo di fiori davanti alla porta di casa di Rossella e lo ha fatto in silenzio: «Bondeno non dimentica e siamo pronti a chiedere giustizia». Il Comune si è infatti costituto parte civile nel processo che vede al momento come unico imputato per l’omicidio della donna il suo ex compagno, Doriano Saveri.
L’appuntamento era alle 17 e pian piano la folla è aumentata. La panchina si è riempita di fiori e di ricordi che sono poi stati portati in borgo San Giovanni dove per tutto il giorno c’è stato un via vai di persone. Fra tutte le voci si è alzata quella di una donna che inaspettatamente ha deciso di portare la sua testimonianza: «Sono stata con una persona che mi ha distrutta psicologicamente - ha raccontato -. Ero innamorata, dipendente da lui e da quell’amore malato. Mi ha allontanata pian piano dalla mia famiglia, dai miei amici e io non ho trovato la forza per chiedere subito aiuto. Parlate, confidatevi, non siete sole».
«Rossella si confidava con noi - dicono le amiche -, diceva che la storia era arrivata alla fine ma non abbiamo capito fino in fondo, non l’abbiamo protetta. Non è facile entrare nella vita delle persone se loro non lo permettono fino in fondo. La nostra amica ci è stata portata via, strappata ai suoi figli, alle sorelle e a quanti le volevano bene». La speranza è che «la giustizia faccia il suo corso e si arrivi a capire chi è stato a ucciderla. Per quanto tutti possiamo immaginare, è giusto che un nome e cognome vengano scritti nero su bianco perché tutti in futuro sappiano che bestia si è trovata davanti la nostra Rossy, la nostra incredibile Rossy».
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