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Flop di Area Impresa negli Emirati, la procura chiede le condanne

Alessandra Mura
Flop di Area Impresa negli Emirati, la procura chiede le condanne

Quattro anni per Volpi, due anni e otto mesi per Vecchi. Le difese: fu imprudenza, non illecito

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FERRARA. Quattro anni per l’ex presidente di Area Vittorio Volpi, 2 anni e 8 mesi per l’ex consigliere di amministrazione Mauro Vecchi, in abbreviato. Queste le richieste formulate ieri al termine della sua requisitoria dal pubblico ministero Isabella Cavallari, che contesta ai due imputati i reati di bancarotta per dissipazione e distrazione in riferimento alla sfortunata avventura di Area Impresa (società controllata da Area)negli Emirati Arabi (e in parte in Senegal) per avviare progetti di gestione dei rifiuti. Operazioni che, ha sottolineato l’accusa, tra il 2006 e il 2010 hanno “bruciato” due milioni di euro di denaro pubblico senza portare utili, «usando risorse ordinarie al di fuori della gestione ordinaria. Area Impresa non aveva un proprio capitale per avviare le attività all’estero. Se ha potuto farlo è perché Area, la sua controllante, non chiedeva nulla».

Secondo l’accusa, dunque, c’è stata dissipazione per tutte le erogazioni compiute direttamente dalla controllata Area Impresa per le attività estere, a eccezione delle spese di costituzione delle società; ma la parte principale delle contestazioni è quella relativa alla distrazione, per le spese sostenute dalla controllante Area (soprattutto consulenze legali e viaggi), per foraggiare le attività della sua controllata all’estero. Capitolo, quest’ultimo, per il quale la Guardia di Finanza aveva invece ipotizzato una bancarotta semplice.

In ogni caso il curatore Enrico Baraldi subentrato nel 2009 dopo le dimissioni del presidente Bellinazzo, al termine degli accertamenti sui conti della società (successivamente confluita in Clara) decise di avviare un procedimento civile contro l’ex gestione per chiedere un risarcimento di due milioni di euro, chiamando in causa gli stessi Volpi e Vecchi, oltre a Bellinazzo e alla consigliera di amministrazione Nicoletta Tumiati (usciti dal processo penale in corso con un patteggiamento).

Ma dove la procura vede dissipazione e distrazione di denaro pubblico («lo scandalo di questo processo è che nessuno ci ha rimesso soldi propri») le difese vedono un’avventura imprenditoriale sventurata che sulla carta avrebbe potuto macinare utili, e che nella realtà si è invece scontrata con ostacoli e problemi, soci inaffidabili e astute principesse arabe, gare bloccate e anticipi perduti. «Siamo di fronte a un fallimento, non a un illecito penale. Forse i nostri assistiti sono stati ingenui, frettolosi e avventati, ma non hanno commesso distrazioni di capitale», è la tesi sostenuta nelle loro arringhe dagli avvocati difensori Marco Linguerri, Riccardo Caniato e Filippo Maggi, nel chiedere per Volpi e Vecchi l’assoluzione da entrambi i capi di imputazione «perché il fatto non sussiste». Contestato anche lo “sdoppiamento” tra dissipazione e distrazione: «Sono sempre forme di finanziamento, non sono un illecito penale – ha detto Linguerri – Area non poteva limitarsi a sostenere le spese di costituzione delle società e poi non fare più nulla. E non ci si stupisca di parcelle legali da 100mila euro, sono somme normali, per entrare nel mercato internazionale». Lo stesso curatore Baraldi, ha proseguito, «che pure ha intentato la causa civile per risarcimento danni, nella sua relazione parla di “discrezionalità imprenditoriale”, così come la Guardia di Finanza afferma che si è trattato di “iniziative svolte in modo imprudente”».

C’è poi la questione della Legge Bersani (che vieta alle aziende pubbliche di svolgere prestazioni ad altri soggetti, pubblici o privati) che secondo l’accusa non può essere utilizzata per giustificare la “ritirata” ingloriosa di Area Impresa dagli Emirati (perché i tempi non coinciderebbero) ma che secondo la difesa fu proprio il colpo di grazia, nel 2010, che mise fine ai sogni di ricchezza della società copparese. Sentenza a fine marzo



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