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La guerra di Putin in Ucraina

Trattativa sul confine, oggi l'incontro a Pripyat. Zelenski è scettico: ma dobbiamo provarci

Trattativa sul confine, oggi l'incontro a Pripyat. Zelenski è scettico: ma dobbiamo provarci

La delegazione ucraina sarà guidata dal ministro della Difesa Reznikov. Quella russa dall'ex ministro Medinski, uno degli oeri di Chernobyl

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KIEV. L’ennesima notte di guerra cala su Kiev. Le sirene di avvertimento ragliano a ripetizione, mentre si odono a intermittenza le esplosioni. I dettagli vengono distribuiti col contagocce, girare per le strade non si può perché c’è il coprifuoco totale e come in tutti i conflitti ogni verità si fa più opaca. Gli abitanti della capitale - dove ormai tutto scarseggia - ad ogni modo attendono l’esito dei negoziati tra la delegazione ucraina e quella russa, che tra mille stop and go alla fine hanno deciso d’incontrarsi oggi al confine con la Bielorussia, dove passa il fiume Pripyat. È il tentativo estremo di far tacere le armi. Il presidente Volodymyr Zelensky sulle prime aveva escluso di voler prendere in considerazione il territorio bielorusso come luogo d’incontro perché il dittatore Lukashenko è ormai di fatto alleato di Putin. Sul tavolo Kiev aveva messo Varsavia, Ankara o Baku. Le prime due sono capitali di Paesi Nato, quindi difficilmente potabili per Mosca ma l’Azerbaigian avrebbe potuto essere un’opzione valida. La verità è che il tempo stringe e alla fine le delegazioni hanno ripiegato sul confine e non a Gomel, come proposto dai russi. Pripyat è a un passo da Chernobyl, quindi luogo altamente simbolico per tutte e tre le nazioni. A guidare i russi c’è Vladimir Medinsky, ex ministro della Cultura (suo padre fu uno dei "liquidatori", gli angeli che misero a rischio la propria vita pur di spegnere l’inferno nucleare).

Per l’Ucraina, stando a una fonte bene informata, ci sarà invece il ministro della Difesa Oleksii Reznikov. Zelensky non si mostra fiducioso. «Lo dirò con franchezza: non credo molto all’esito di questo incontro, ma proviamoci», ha dichiarato, sottolineando di voler mostrare ai suoi concittadini e al mondo di aver tentato fino all’ultimo a dialogare. «Se l’Ucraina rifiuta il negoziato sarà responsabile per lo spargimento di sangue», aveva avvertito i lo stesso Medinsky. In un caso o nell’altro son parole che non fanno ben sperare. Pripyat è vicinissima a Kiev ma Fyodor Venislavsk, deputato del partito di governo Servitore del Popolo, ha precisato che la delegazione ha preso una rotta alternativa per ragioni di sicurezza e che dunque impiegherà "alcune ore" per raggiungere il rendez-vous; poi ci vorrà altro tempo per capire se c’è qualche speranza di accordo. Eppure Venislavsk assicura che «entro la fine della giornata» si saprà qualcosa.

Lukashenko ha assicurato a Zelensky che tutti gli aerei, elicotteri e missili di stanza sul territorio bielorusso rimarranno a terra «durante il viaggio, i colloqui e il ritorno della delegazione ucraina». Promessa a quanto pare di ridottissimo respiro dato che, poco dopo la conferma del negoziato, un missile lanciato dalla bielorussia ha colpito a Kiev l’aeroporto di Zhytomyr . Mentre si attende, a Kiev si aguzzano le orecchie. Il timore è che, a negoziati falliti, i russi scatenino l’inferno: per vendicarsi delle perdite - circa 4.300 uomini dice Kiev, un’enormità - e per spezzare la resistenza ucraina.

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