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La guerra in Ucraina

Il papà dei bimbi uccisi con la madre mentre stavano scappando da Irpin: “Il mondo deve sapere cosa succede qui”

Il papà dei bimbi uccisi con la madre mentre stavano scappando da Irpin: “Il mondo deve sapere cosa succede qui”

L’uomo, Serhiy Perebyinis, ha raccontato la storia della sua famiglia al New York Times

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L'immagine dei loro corpi senza vita, insanguinati sul marciapiede di una città alla periferia di Kiev, circondati dalle macerie e dai militari ucraini che invano tentano di soccorrerli, ha scioccato il mondo ed è diventata il simbolo del massacro indiscriminato dei civili ucraini da parte di Mosca. Serhiy Perebyinis, marito della donna uccisa dai mortai russi a Irpin assieme ai i due figli, adesso vuole raccontare che dietro quell'immagine di morte c'era vita. La sua, quella di Tetiana, di Mykyta, di Alisa e di tante altre persone vittime innocenti di questa guerra. «Tutto il mondo deve sapere cosa sta accadendo qui», ha detto il 43 enne programmatore di software al New York Times, il giornale che qualche giorno fa ha pubblicato in prima pagina, non senza scatenare polemiche, lo scatto della sua fotoreporter Lynsey Addario.

Lui e Tetiana, sua coetanea, erano compagni di liceo ma si sono fidanzati solo dopo essersi reincontrati sulla pista da ballo, in un locale di Kiev. Si sono sposati giovani nel 2001 e poco dopo è nato il loro figlio maggiore. Una vita come tante che nel 2014 subisce il primo scossone. I Perebyinis sono costretti a lasciare Donetsk e il Donbass in fiamme dopo la rivolta dei separatisti sobillati da Mosca. Fuggono verso la capitale e a Irpin, cittadina residenziale alla periferia di Kiev, ricostruiscono la loro vita. Prendono una casa di campagna a metà con una coppia di amici, Tetiana comincia a lavorare come contabile per una grande azienda che ha sedi a Londra e in California. Nel tempo libero si dedica alle sue grandi passioni, il giardinaggio e lo sci. Era appena tornata da un weekend sulle montagne della Georgia quando la loro vita subisce un secondo scossone, questa volta letale.

 

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