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Ferrara, sì alla vaccinazione anti Covid anche se papà è no-vax

Il giudice autorizza due minorenni contro la volontà paterna:  «Loro sono mature e consapevoli, lui contrasta la scienza»


09 giugno 2022 S.C.


FERRARA. Il papà no-vax non può impedire alle due figlie minorenni di vaccinarsi, visto che «non presentano controindicazioni di natura medica» e le due ragazzine «hanno manifestato al giudice la loro intenzione di sottoporsi alla vaccinazione», essendo «apparse mature e responsabili, consapevoli dei rischi connessi alla vaccinazione». È quanto ha deciso il tribunale di Ferrara (Stefano Scati, Paolo Sangiuolo e Costanza Perri), accogliendo il ricorso della madre delle ragazzine, 11 e 15 anni, che è stata quindi autorizzata ad accompagnarle ad un centro vaccinale.

Tra i due genitori, la cui relazione si è esaurita con affidamento condiviso e collocazione prevalente per le due figlie dalla madre, è insorto un «insanabile contrasto» sull’opportunità di vaccinare le minorenni contro il Covid. La madre appoggiava la scelta delle due ragazzine di vaccinarsi, il padre è fermamente contrario. Acquisito il parere favorevole del medico di base, la madre, rappresentata dall’avvocato Sergio Malagù, ha deciso di rivolgersi al tribunale, dopo aver ricevuto una diffida da parte dell’ex compagno ad agire in autonomia «per la sperimentazione genetica volontaria vaccinale Covid 19» sulle minori. In giudizio la madre ha precisato che le ragazzine godono di ottima salute e che pertanto non sussistono controindicazioni di carattere sanitario, come attestato dai certificati depositati in atti. Il padre ha tra le altre cose eccepito che non vi sarebbe nessuna emergenza Covid tra i bambini, né forti rischi di malattia grave e che in sostanza i rischi della vaccinazione pediatrica supererebbero in benefici.

Il tribunale ha anzitutto chiarito che «il minore quasi adulto è parte sostanziale delle decisioni che lo riguardano e non mero destinatario passivo di soluzioni eteronome. Le due dichiarazioni, pur se non vincolanti per il giudice, non possono essere disattese tout court, tanto più quando egli abbia rilevato capacità determinative e un buon grado di maturità». È il caso delle due ragazzine (una 15 anni e l’altra 12 tra meno di un mese), che nell’udienza del 9 marzo hanno detto di aver «discusso sia in famiglia che a scuola che fra loro» della vaccinazione, avendo trattola convinzione «dei benefici di gran lunga superiori rispetto ad eventuali e minimali effetti collaterali».

Viceversa, c’è scritto nella sentenza, l’opposizione paterna era «radicata su concezioni in alcun modo suffragate dalla prevalente comunità scientifica, anzi in netto contrasto con gli approdi cui è giunta la più recente scienza medica nazionale e internazionale». E qui i giudici citano il rapporto 9 dell’Aifa e il più recente bollettino dell’Iss sui casi in età scolare, nel quale si afferma tra l’altro che il rapporto rischi/benefici nella fascia 12/19 anni «non è dissimile da quello dei vaccini tradizionali, alcuni dei quali obbligatori». La mancanza di vaccino esporrebbe viceversa le due ragazze «ad un concreto rischio di contrarre la malattia, oltre a costringerle a pregiudizievoli limitazioni alla propria vita di relazione nei più svariati ambiti, scolastico, sportivo, ricreativo e più in generale sociale».


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