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Vaccini, tamponi e visite. L’hub di Ferrara Fiera punto di assistenza per i profughi ucraini

Da ieri ricevute centinaia di persone arrivate in città in fuga dal conflitto. Anche la Questura attiva con lo sportello. I racconti di chi ha perso tutto 


15 marzo 2022 Giovanna Corrieri


FERRARA. Ha preso il via ieri mattina il Punto Assistenza Unico attivato in Fiera per offrire ai profughi ucraini lo “sportello Questura” e tutti i servizi sanitari. Già poco dopo le undici i medici contavano quasi duecento accesi, e trentadue registrazioni della presenza in Italia erano sui tavoli della Polizia di Stato. Nel mezzo il tempo per processare i tamponi a cui sottoporsi non appena varcata la soglia della Fiera. Tamponi che ieri mattina hanno dato per lo più esito negativo: i positivi erano tre attorno alle 12, «un 2%» valutava il medico responsabile Massimo Leoni.

Per questi si valutava o una sistemazione idonea nell’alloggio ospitante o posti in hotel covid. Per i negativi invece proseguiva l’iter: la dichiarazione di presenza in Italia data allo sportello della Questura (con eventuali informazioni sul rilascio del permesso di soggiorno per la protezione temporanea e l’orientamento all’accoglienza in collegamento con la Prefettura), il rilascio del tesserino Stp per l’accesso alle cure, e la valutazione della situazione rispetto alle vaccinazioni, covid e altre obbligatorie, con eventuale somministrazione (anti-poliomielitica, anti-difterica, anti-tetanica, anti-epatite B, anti-pertosse, anti-Haemophilus influenzae tipo b, anti-morbillo, anti-rosolia, anti-parotite e anti-varicella). Previsto anche il test mantoux (screening tubercolare).

Ad accompagnare i profughi ucraini c’erano spesso gli stessi parenti o amici tramite i quali nei giorni scorsi sono arrivati in Italia. Tra gli altri, in fila davanti allo sportello della Questura, c’era Maya Rotar, la badante della mamma di Gianni Bottoni dell’associazione di volontariato di Terre del Reno «della quale sono onorato di fare parte – diceva lui – ci hanno aiutato e messo a disposizione anche un’auto per venire qui».

Con loro, per la registrazione, c’erano i due figli, una cugina e i due nipoti di Rotar, «partiti dall’Ucraina e arrivati in pullman prima in Romania e poi in Italia e ora ospiti della mamma di Gianni a Voghiera». Il pensiero era per il marito della cugina rimasto a difendere il proprio paese. Poco distante si affaccendava fra documenti e certificazioni Roberto Frau: «sto ospitando la figlia della mia compagna e la nuora, con una bambina e due bambini. Alcuni li ho presi a Varsavia, altri sono arrivati in treno dalla Bulgaria e sono andato a prenderli a Bologna. Gli uomini sono rimasti a combattere». Pronti davanti alle postazioni dello screening sanitario c’erano invece un elettro stampatore ferrarese con i familiari della badante della suocera arrivati in pullman, con qualche speranza («il mio datore di lavoro vorrebbe offrire un posto di lavoro a uno di loro») , e una donna ucraina a Ferrara dal 2004 che sta ospitando sei parenti, due mamme e bambini: «una è maestra di danza a Kiev, l’altra ha un negozio di vestiti. Stavano bene e ora non sanno nemmeno se ritroveranno la loro casa».

Giovanna Corrieri

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