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Olekshndr, il sedicenne operato al cuore a Ferrara

È riuscito a scappare dalla guerra e a raggiungere in tempo la nostra città. Sottoposto a un intervento di ablazione cardiaca, sta bene ed è stato dimesso


16 marzo 2022 Margherita Goberti


FERRARA. Affetto dalla sindrome di “Wolf-Parkinson-White” che gli procurava tachicardie improvvise estremamente invalidanti, Olekshndr – ragazzo ucraino di 16 anni che la settimana scorsa è riuscito a scappare dalla guerra e a raggiungere l’Italia – è stato sottoposto a un intervento di ablazione cardiaca all’ospedale di Cona, nel Ferrarese, eseguito con le tecnologie più avanzate. L’intervento, spiega l’Asl ferrarese, consiste non solo nella ricostruzione in 3D delle camere cardiache, ma anche di tutto l’apparato elettrico del cuore, così da individuare il punto esatto dell’anomalia elettrica che genera le aritmie. Una volta individuato questo punto si esegue una piccola bruciatura (ablazione) e le aritmie scompaiono sin da subito.

La procedura è stata eseguita senza il minimo utilizzo di radiazioni ionizzanti, come avveniva invece in passato e avviene ancora oggi nei centri che non hanno l’expertise con questi sistemi di ricostruzione 3D. L’intervento – eseguito lo scorso 9 marzo – è durato poco più di un’ora – è stato eseguito con uno dei sistemi 3D più innovativi, non ha presentato alcun problema: 24 ore dopo la procedura, il ragazzo è stato dimesso ed è rientrato in famiglia.

Olekshndr, fino a pochi giorni fa, abitava con la madre Iryna a Kovel, una cittadina di circa 60mila abitanti a ridosso dal confine con la Polonia. Prima che la guerra iniziasse è riuscito a salire con la madre su un autobus diretto verso l’Italia. Con loro anche le due cuginette, figlie della sorella dalla madre. Il papà di Olekshndr è invece rimasto in Ucraina a combattere. Ad attendere la famiglia, arrivata a Ferrara il 4 marzo, c’era la nonna Halyna, che vive e lavora in città da diversi anni. Per Olekshndr l’arrivo a Ferrara è però coinciso con l’acutizzarsi di un importante problema di salute che avrebbe dovuto risolvere all’ospedale di Kiev, dove era ricoverato prima dello scoppio del conflitto. E che invece ha dovuto affrontare presso l’unita di cardiologia di Ferrara, diretta dal prof. Gabriele Guardigli.

«Come dichiarato dall’assessore regionale Raffaele Donini – ha affermato la dottoressa Paola Bardasi, commissario straordinario dell’Azienda Ospedaliero – Universitaria di Ferrara – il Servizio Sanitario Regionale è pronto a garantire assistenza e cure anche ai profughi ucraini in fuga dalla guerra. Il “Sant’Anna” di Ferrara si mette a disposizione con i suoi centri d’eccellenza per offrire, come in questa vicenda, una risposta rapida e concreta a casi ad alta complessità assistenziale». «La cardiologia – commenta Guardigli – è un riferimento per la cura dell’infarto ed è diventata anche centro Hub nonchè riferimento per la cura delle aritmie della provincia di Ferrara, attraverso il laboratorio di elettrofisiologia, dove vengono eseguiti più di 700 interventi all’anno, di cui oltre 200 sono proprio procedure di ablazione».

Margherita Goberti

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