Siccità, il Po ai livelli minimi dal 1972
Il deficit complessivo di marzo a Pontelagoscuro è a -55%. E l'inverno è stato più caldo di oltre 2 gradi
FERRARA. In base all'ultimo monitoraggio dell'Osservatorio delle crisi idriche, convocato dall'Autorità, le condizioni idrologiche e climatiche nel distretto del Po "si fanno sempre più critiche in mancanza pressoché totale di precipitazioni da circa cento giorni in alcune aree (in particolare del Nord Ovest) allungando così l'incedere progressivo delle condizioni di grave e severa prolungata siccità lungo il corso del fiume fino al Delta". I livelli delle portate "scendono drasticamente sotto quelli minimi nelle stazioni di registrazione, mentre anche gli affluenti evidenziano decise carenze", con qualche record, come per Trebbia, Secchia e Reno ai minimi storici dal 1972; Dora Baltea, Adda, Ticino a -75% di portata. Quanto agli altri indicatori. La temperatura invernale è
stata più alta anche di 2,1-2,5 gradi rispetto alla media stagionale, vento e mancanza di neve hanno composto "un quadro complessivo sempre più deficitario e di rischio per agricoltura, habitat, produzione di energia idroelettrica".
L'inverno 2021-22 resta uno dei più caldi e secchi di sempre, in cui il deficit medio di precipitazioni tocca -65%: un dato fortemente negativo che si traduce in oltre 90 giorni senza piogge significative. L'ultimo evento che ha interessato il distretto, gli scorsi 14-15 febbraio, per l'Osservatorio "non ha contribuito in modo significativo al rimpinguamento della risorsa idrica, né a mitigare la permanente aridità dei suoli che resta deficitaria". Nell'ultimo mese le portate del Po "hanno continuato il loro processo di lento e progressivo esaurimento, raggiungendo i valori minimi dal 1972: a Pontelagoscuro il dato è di 603 metri cubi al secondo (deficit complessivo di marzo pari a -55%), ma la sezione maggiormente in crisi rimane quella di Piacenza con una portata ridotta a soli 260 m3/s e un deficit del -66%". "Criticità anche per le sorgenti del settore dell'idropotabile, in particolare nella zona piemontese e in Appennino".
"Continua a preoccupare l'avanzamento del cuneo salino, che ha superato i 10 chilometri di intrusione dalla costa, principalmente nel ramo di Pila e Goro, con un valore tipico del periodo estivo".
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