«Quei soldi? Erano anche regali dei miei pazienti. A tutti adesso dico solo: aspettate, non giudicate»
Marcella Gennari e la figlia Francesca Ferretti in silenzio dal giudice. Al cronista: non trattateci male, non fate processi prima del dovuto
FERRARA. «Cosa vorrei dire ai miei assistiti (oltre 2.000, ndr) e a tutti quelli che mi conoscono? Di aspettare a giudicare, e voi giornalisti non fate i processi prima del dovuto e non trattateci male! ». Non si nasconde con le parole, riferite dietro la mascherina nel corridoio del tribunale, Marcella Gennari, la dottoressa arrestata con la figlia Francesca Ferretti per una valanga di reati che se conteggiati (da caso scuola) porteranno dritto dritto a pene di oltre 10 anni di carcere. Forse la dottoressa non ha ancora dimestichezza con l’aritmetica giudiziaria, le pene da brividi, in questo caso. Ma è ancora presto per parlarne. Però umanamente, si deve farlo, per capire cosa abbia spinto un medico di base con quasi 2.500 pazienti per finire travolto da tutto questo.
Ma non c’era da aspettarselo? Non si immaginava che finisse tutto così? gli chiede il cronista mentre lei aspetta che la figlia esca dall’aula dove ripeterà ciò che lei ha già detto al giudice: «Mi avvalgo della facoltà di non rispondere». Ma un conto è non rispondere al giudice, per i reati contestati, altro è umanamente spiegare. E allora, prima la Gennari non risponde, poi dice «avete scritto tante cose non vere», dopo aver chiesto di che giornale siamo: «avete trasformato tutto in un caso mediatico». Come è giusto che fosse, trattandosi di una questione di sanità pubblica, di pericolo. E poi abbiamo scritto cose e fatti riferiti alle accuse, ribadiamo, non si può dire non vere, forse parziali: «Le intercettazioni e i video non sono così... Ad esempio, se io dico “ti odio”, e quella parola viene registrata e poi estrapolata, può dir tanto e nulla». Ha ragione, ma quanto è stato riferito negli atti d’accusa, è grave, gravissimo. Ci scusi, dottoressa Gennari, negli atti siete accusate di aver preso soldi, mini-tangenti quanto vuole da 20 ai 50 euro, ma sempre soldi sono, intascati contro il vostro dovere di medici di base?
Marcella Gennari parte da lontano, spiega che tra medici e pazienti c’è un rapporto di fiducia, e spesso i pazienti «arrivano con un pasticcino, un dolce, qualcosa. Ecco quei 20 erano anche un regalo». E aggiunge subito che «io ho sempre avuto occhio di riguardo per i miei pazienti». Fin qui la chiacchierata, durante le pause, e mentre esce dal tribunale, poi quell’invito al cronista «Non trattateci male». Dipenderà dai processi. Iniziati già ieri mattina con l’interrogatorio di garanzia, durante il quale madre e figlia hanno opposto il silenzio con proprio legale che ha spiegato al pm Savino che al momento non è possibile sostenere un confronto. «Si, ci siamo avvalsi della facoltà di non rispondere al giudice – spiega l’avvocato Carlo Canal di Padova – vista la complessità della vicenda». Ma le accuse sembrano purtroppo chiare e soprattutto gravi? «La situazione non è così come sembra, abbiamo convenuto con il pm di poterci far interrogare quando la situazione sarà più chiara», rimandando a breve l’interrogatorio per la Gennari e la Ferretti, una ragazza di 23 anni travolta da questa vicenda. Ecco allora piangere seduta fuori dall’aula del tribunale, sconsolata, senza dir nessuna parola: «Non posso parlare se non con il mio avvocato». Lo farà, a breve. Dovrà farlo per dare molte spiegazioni. In primis su quei soldi (regalo?) che lei stessa conteggiava dopo i finti vaccini che le facevano dire: «Se facessimo pagare tutti, saremmo ricche».
Daniele Predieri
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