La Nuova Ferrara

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LA RIFLESSIONE

Quando si dimentica la storia

Giacomo Bedeschi
Quando si dimentica la storia

L'editoriale del direttore de la Nuova Ferrara

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Sette anni fa l’Accademia svedese assegnò il premio Nobel per la letteratura alla scrittrice Svetlana Aleksievic. Tra i suoi libri, uno in particolare andrebbe ripreso ora dagli scaffali. Si intitola “Ragazzi di zinco” e racconta di una generazione di giovani russi spazzata via dalla follia e dalla fame di potere di uomini politici. Li mandarono in Afghanistan a combattere “per la libertà e l’indipendenza”. Basta sostituire con “denazificazione” e tutto diventa maledettamente attuale. Non la chiamavano guerra allora e non lo fa, adesso, Putin, secondo una consumata regola della propaganda per la quale è preferibile addolcire, almeno a parole, l’orrore della violenza. Aleksievic racconta la guerra ruotando la prospettiva, facendo parlare reduci, medici, infermieri e madri di uomini e donne che da quel conflitto tornarono segnati da ferite nell’anima e nel corpo. O, appunto, chiusi in una cassa di zinco. È un pugno diretto allo stomaco e alle coscienze. Basta aprire una pagina a caso. «Il mio migliore amico l’ho riportato da una incursione in un sacco… La testa da una parte, le braccia, le gambe, tutto in pezzi separati… Una bestia macellata al posto del ragazzo bello e forte che era… Suonava il violino, scriveva poesie… Due giorni dopo il funerale, sua madre è stata portata in manicomio. Era scappata di casa per andare al cimitero, voleva stendersi accanto al figlio morto». Quarant’anni dopo è tutto uguale. La storia e i libri dovrebbero insegnare. Basterebbe tornare a sfogliarli.

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