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cronaca

«Invasione di oche selvatiche nell'Argentano e il campo di grano è rasato»

Negretto (Coldiretti) solleva il problema: si sono moltiplicate all’inverosimile. Oltre al danno, maggiori costi per l’impennata dei prezzi di concimi e carburante


22 marzo 2022 Giorgio Carnaroli


CAMPOTTO. Oche selvatiche e agricoltura: un gemellaggio sopportato per anni. Ora, però, che il valore del grano è schizzato sopra i 500 euro a tonnellata e i prezzi sia della farina sia del pane sono... lievitati, con ricadute sulle famiglie, il danno provocato dalle oche viene mal digerito dagli agricoltori. Il territorio di Argenta paga il prezzo a questo gemellaggio ed è sufficiente recarsi vicino a Vallesanta, a Campotto, per vedere lo spettacolo delle oche in volo che atterrano sul grano per mangiare. Ma non solo Campotto, la stessa cosa accade attorno al bacino di Bando e Matteo Negretto, imprenditore agricolo nonché vicepresidente di Coldiretti Argenta, proprio nel momento che molti svuotano gli scaffali e fanno provviste anche di farina, ha deciso di uscire allo scoperto per un messaggio semplice, utile a sensibilizzare l’opinione pubblica (e non solo).

«Voglio essere molto chiaro in modo da non essere frainteso – anticipa direttamente nella sua azienda, proprio mentre alcune oche stanno brucando il suo grano –. Da quando il grano è emerso dal terreno, ossia da novembre in poi, è stato continuamente brucato dalle oche selvatiche. Diversamente da quanto era successo tre anni fa, e cioè con lo stesso grano per farine di qualità per la panificazione e seminato negli stessi 16 ettari, solo un ettaro e mezzo è stato interessato. Quest’anno, invece, le oche stanno mangiando su tutto l’appezzamento».

Negretto, sanbiagese doc, con appezzamenti sparsi un po’ ovunque, per meglio far capire all’utente anche circa il profilo della tracciabilità e quindi del made in Italy, spiega che «noi, in pratica, riserviamo parte del nostro valore affinché le oche stiano in vita. Il problema è che – afferma –, finché c’erano meno tensioni di mercato e il valore era quello che era, ce lo potevamo permettere, ma oggi, con tutto quello che sta succedendo, io credo che ci debba essere più sensibilità rispetto al fatto che comunque questa specie negli ultimi anni si sta espandendo in maniera veramente importante, a fronte di un valore del grano alle stelle».

E quindi, fatta una botta di conti, l’imprenditore agricolo chiarisce che «di conseguenza i danni aumentano, anche perché, di fatto, anche io pago il concime tre volte di più di quello che era l’anno scorso e i carburanti manco a dirlo».

Negretto non punta il dito verso qualcuno e tanto meno pensa che la soluzione sia nelle fucilate, visto che l’oca selvatica è super protetta, però «io mi riferisco a tutta l’opinione pubblica, per far capire cosa succede sul nostro territorio. Io sono in campagna tutti i giorni e vedo la differenza da un anno all’altro, comprese le criticità. Il mio compito è quello di segnalare un’evidenza, quello che sta succedendo: non voglio colpevolizzare nessuno, ma voglio far emergere un problema. Insomma: fino due o tre oche va bene, ma centinaia no. Il mio grano è rasato come un prato inglese: il danno lo hanno fatto e speriamo che non continuino così».



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