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cronaca

Guerra in Ucraina, operata di tumore fugge per 1.500 chilometri: ora le cure al Delta

La donna a Lagosanto inizierà i cicli di chemioterapia dopo l'intervento avvenuto a Kiev


24 marzo 2022


LAGOSANTO. Anche l’ospedale del Delta è impegnato nella cura dei profughi con patologie che arrivano dall’Ucraina. Si tratta di un servizio sanitario che sta portando avanti l’equipe medica del Day hospital oncologico diretto dal dottor Guido Margutti. L’impegno dell’equipe di oncologia dell’ospedale di Lagosanto ha permesso che da martedì una donna 37enne di Kiev possa iniziare i cicli di chemioterapia dopo essere stata operata per un tumore al la mammella nell’ospedale della sua città natale.

La storia di Natashia (nome di fantasia per preservare la privacy della donna ucraina) è quella di una dipendente di un orfanotrofio della capitale ucraina che il giorno prima dello scoppio della guerra, il 23 febbraio, subisce un intervento al seno affinché le sia asportato un tumore. Le bombe russe, tuttavia, come annunciato da tempo, non tardano ad arrivare e l’ospedale è costretto a dimettere in fretta e furia tutti coloro che possono andare a casa, e dunque anche Natashia, perché quel reparto deve trasformarsi in corsie per curare i feriti di guerra. Così Natashia lascia il “suo ospedale” ma necessita ancora di cure per guarire veramente dalla malattia. E senza indugio fa una scelta coraggiosa: sale in automobile e decide che l’unica cosa da fare è raggiungere la mamma che lavora nella casa di una famiglia del Basso Ferrarese.

Ci mette qualche giorno per percorrere gli oltre millecinquecento chilometri che separano il ferrarese dall’Ucraina e giovedì 3 marzo, stremata, arriva a ricongiungersi con la madre. Il giorno successivo viene subito visitata e presa in cura all’ospedale del Delta. Viene subito soccorsa, visitata e accudita. Dopo tutte quelle ore di guida i controlli sono prima di tutto alla ferita chirurgica ed è il responsabile del Day Hospital oncologico Guido Margutti che la sottopone a una visita accurata. «I referti in lingua ucraina e la mancanza di alcune informazioni mi hanno indotto a cercare di parlare direttamente con l’oncologo di Kiev che ha operato la donna» spiega Margutti che dopo essersi messo in contatto con il collega ucraino si trova a sua volta protagonista di una “storia nella storia”. Il dottor Margutti mentre parla in inglese con il collega ucraino non crede alle sue orecchie quando gli racconta che cosa sta succedendo nel suo ospedale: «Mentre mi parlava della paziente e di quanto era stato fatto durante l’intervento chirurgico sulla donna a un certo punto si è messo a piangere perché mi ha detto che il suo reparto da ora in poi non si potrà più occupare di malati oncologici ma solo di feriti di guerra» racconta il medico che aggiunge: «Non è stato semplice individuare la cura più corretta da somministrare alla paziente ucraina». E spiega il perché: «Il collega mi ha potuto fornire solo in parte i dati relativi alla malattia ma poi in lacrime ha riferito che di più non poteva dirmi visto che gli esami post-operazione e necessari per la chemioterapia sono finiti sotto le bombe che hanno colpito l’ospedale».

L’equipe del Day hospital oncologico di Lagosanto non si dà per vinta e anzi si muove per assicurare il meglio dell’assistenza sanitaria oncologica anche a Nataschia. E così il responsabile ha prescritto alla donna una serie di esami di approfondimento e da martedì potrà iniziare, in day hospital, il ciclo chemioterapico.

«È una donna molto spaventata e i suoi occhi mostrano tutto il terrore che deve aver vissuto» racconta ancora Margutti che aggiunge: «Si tratta di un’esperienza che non dimenticherò tanto facilmente per la storia di questa paziente e per le parole del collega di Kiev». Il direttore Margutti vuole aggiungere anche un commento: «Quello che ci tengo a sottolineare è che tutta la mia equipe è orgogliosa di lavorare per un ospedale pubblico che è in grado di attivare una rete di professionisti e volontari che alla fine riescono sempre a offrire il meglio delle cure anche per le persone che come Natashia non hanno più niente». La rete che si è creata fra operatori sanitari e volontariato ha permesso fin da subito di avere a disposizione una mediatrice culturale che parla ucraino. «Si tratta di una mediatrice che viene dalla Moldavia e che alla nostra paziente ha mostrato grande attenzione e solidarietà» chiude il racconto il direttore Margutti.

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