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Pastificio Andalini, a Cento da bottega a industria investendo sulla qualità

Davide Bonesi
Pastificio Andalini, a Cento da bottega a industria investendo sulla qualità

Sono 66 gli anni di storia per questa azienda con ultimo fatturato da 23 milioni: «L’obiettivo è quello di avere prodotti artigianali realizzati in modo industriale»

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CENTO. La pasta come missione, in un periodo nel quale la guerra in Ucraina sta facendo diventare temi d’attualità la carenza di grano e il prezzo in ascesa costante di semola e, conseguentemente, della pasta stessa. In questo mercato si muove puntando sempre sull’innovazione, segno distintivo della propria storia aziendale, il Pastificio Andalini di Cento, da oltre 66 anni impegnato a creare pasta di qualità, anche se in una dimensione e livelli di sicurezza industriale.

GLI INIZI

Una storia partita nel 1956, quando nasce a Cento il Pastificio Andalini e Aleotti, una piccola bottega artigianale di pasta fresca, che da allora a oggi ne ha compiuta di strada. Sintetizzando al minimo le tappe di sviluppo di questa azienda, nel 1962 nasce un piccolo stabilimento per la produzione di pasta secca, mentre cinque anni dopo Arrigo Andalini allarga l’assortimento di formati (pasta con spinaci, maccheroni al torchio, tagliatelle in vassoio). Nel 1981 c’è un significativo cambio alla guida, infatti Massimo Andalini figlio di Arrigo rileva l’attività e dà vita al Pastificio Andalini & C., trasformato in Pastificio Andalini srl nel 1992, con la costruzione di un moderno stabilimento. Nel 2001 un ulteriore passo importante, l’acquisto dello storico pastificio La Sovrana di Canosa, in Puglia, per la produzione di pasta di semola. Gli ultimi anni sono quelli di sviluppo più veloce dell’azienda, che nel 2010 vede Simona - figlia di Massimo - ricoprire il ruolo di amministratore delegato. Nel 2012 viene ristrutturato lo stabilimento a Canosa, l’anno dopo il Pastificio Andalini diventa spa e già nel 2014 viene lanciato il nuovo brand aziendale. Nel 2018 viene realizzato il business plan per il progetto di ampliamento della produzione, dell’area di stoccaggio semole e si dà il via a una serie di investimenti del parco macchine di produzione e confezionamento, utilizzando il sistema iper-ammortamento industria 4.0. Investimenti e sviluppo che non si fermano anche in tempi di Covid.

LE CIFRE

È doveroso anche parlare di numeri, che vedono per lo stabilimento centese 37 dipendenti (lavoro ciclo continuo h24 sui sette giorni) e un fatturato 2020 di 16 milioni di euro, mentre a Canosa i dipendenti sono 17 (lavoro ciclo continuo h24 cinque giorni su sette) per un fatturato 2020 di 6.780mila euro. Dando invece un’occhiata al mercato, sempre nel 2020 per Andalini Cento i 16 milioni sono suddivisi in 7.170mila euro in Italia (1.920mila come marchio Andalini, gli altri come private, ovvero per altre etichette o catene) e 8.830mila euro all’estero (5.630mila come Andalini, gli altri come private). Se poi si va ad analizzare i canali di vendita, ecco che in Italia la gran parte è per la Gdo (la grande distribuzione, 5.654mila euro su 7.170mila euro), mentre all’estero oltre la metà della vendita è per la cosiddetta food industry (le aziende che realizzano piatti pronti, 4.886mila euro su 8.830mila). Infine, ecco i dati sul tipo di pasta venduta (sempre 2020): complessivamente venduti 11.178mila chili di pasta, 7.093mila all’estero e 4.084mila in Italia, di questi 5.154mila chili sono di pasta all’uovo, 3.430mila di semola, 2.419 di semola bio e 174.770 di uovo bio. Infine, il tipo di formato vede la pasta corta a quota 5.267mila chili, poi 2.373mila nidi e matasse, 2.012mila pastine, 1.010 pasta lunga e 513mila altre paste.

IL PATRON

«L’obiettivo di Andalini - conferma Massimo Andalini, patron dell’omonimo pastificio - è quello di avere la qualità di una pasta artigianale ma con tutti i controlli e i crismi di una pasta realizzata in modo industriale».

Prima il Covid, adesso la guerra in Ucraina con un panorama di mercato e costi sempre più complicato: «Il Covid ha avuto un’incidenza importante, a esempio nel 2020 abbiamo aumentato le vendite perché la gente si faceva le scorte e siamo cresciuti nel retail (la vendita al dettaglio; ndr), però abbiamo perso decisamente nell’horeca (il mondo della ristorazione; ndr) a causa dei locali chiusi; insomma abbiamo chiuso con una patta. Il 2021 - dice ancora Andalini - è partito un po’ male, poi la riapertura a pieno regime dei ristoranti ha permesso di migliorare le cose. Al di là della guerra che inciderà e tanto, già da luglio 2021 il prezzo del grano è salito esponenzialmente, fino al 150%, per non parlare dell’energia, dove la crescita dei prezzi è ancora più alta, fino al 600%. È aumentato tutto, dai cartoni ai trasporti, appunto l’energia, fino alle uova per i milioni di capi di galline abbattuti a causa dell’aviaria. Ora il costo della pasta è aumentato e a giugno ci sarà un ulteriore aumento dei costi delle materie prime e prezzi finale conseguentemente più alti».

ULTIMI TRAGUARDI

Nel maggio del 2016 l’azienda ha festeggiato con un importante momento istituzionale i cinquant’anni di storia e tre anni esatti dopo, il 31 maggio del 2019 a Lecce ha ricevuto il premio “Industria Felix” per il pastificio La Sovrana. Ma in assoluto il dato che emerge analizzando la storia aziendale è la crescita costante, particolarmente veloce in questi ultimi anni: «Anche grazie all’iper ammortamento 4.0 nei due stabilimenti sono stati effettuati investimenti per quasi dieci milioni di euro complessivi. L’obiettivo è quello di essere sempre pronti a dare una risposta alle esigenze del mercato, migliorando gli automatismi fino ad arrivare ai pannelli fotovoltaici per una produzione energetica interna nel rispetto dell’ambiente», chiude il patron Andalini. E ridurre i costi dell’energia, ovviamente.

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