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Le conseguenze del conflitto

Guerra Russia-Ucraina, l'Ue non pagherà il gas in rubli: "Quello di Putin è solo un bluff"

Guerra Russia-Ucraina, l'Ue non pagherà il gas in rubli: "Quello di Putin è solo un bluff"

Europa pronta a «stracciare i contratti». Dagli States 15 miliardi di metri cubi in più. Draghi vede l’olandese Rutte e insiste per imporre un tetto ai prezzi del metano

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DAGLI INVIATI A BRUXELLES. Sono convinti si tratti di un bluff. E così alle minacce di Vladimir Putin i leader europei hanno risposto all’unisono: «Nessuno di noi pagherà il gas russo in rubli». Lo dice Mario Draghi, lo ripetono Olaf Scholz e gli altri leader europei. «L’adozione di un simile provvedimento comporterebbe una violazione dei contratti». Bruxelles, ieri. Sono passate 24 ore dal tentativo dello Zar di colpire l’Unione nel punto più debole: la dipendenza dal suo metano. Ma l’unico risultato che ottiene è di costringerli a rispondere con sempre più urgenza al tema di cui discutono dall’inizio del conflitto ucraino: l’Europa è disposta a stracciare i contratti e a rimanere da un giorno all’altro senza il gas russo? «L’Europa vuole diventare indipendente», dice Mario Draghi arrivando al vertice. Ma è uno scenario che la maggior parte dei partner vuole ritardare il più possibile.

Il cancelliere tedesco Scholz è convinto che se ciò accadesse, l’Unione sprofonderebbe nella recessione: l’industria sarebbe costretta a funzionare a scartamento ridotto. «Le sanzioni devono far male alla Russia, non a noi» sintetizza il greco Kyriakos Mitsotakis. E però la mossa di Putin offre un argomento a chi insiste per spezzare tutti i legami commerciali con Mosca. Il premier lettone Krisjanis Karins, per esempio, sostiene la linea dura: «Sono soltanto soldi. I nostri cittadini sono vivi e le nostre infrastrutture sono intatte, possiamo riguadagnare quei soldi. Dobbiamo smetterla di finanziare la macchina da guerra di Putin».

I tempi per un’estensione delle sanzioni al settore energetico non sono ancora maturi. Almeno non tra i Ventisette, visto che gli Stati Uniti stanno andando avanti spediti su questa strada. Boris Johnson ha allungato la blacklist a 65 nuovi soggetti ed entità russi, tra cui la banca di Stato Gazprombank: «Più dure sono le sanzioni e meno durerà questa crisi». Gli Stati Uniti hanno esteso l’elenco a tutti i membri della Duma e a una serie di aziende.

Nonostante gli auspici americani della vigilia, al G7 che precede la riunione dei leader europei non è possibile annunciare un nuovo pacchetto di sanzioni. Il Gruppo dei Sette si limita a un avvertimento: «Siamo pronti ad adottare nuove sanzioni, se necessario» e annuncia che impedirà alla Banca centrale russa di vendere l’oro per cercare di aggirare le misure restrittive in vigore. Prevale l’atteggiamento attendista, figlio della mancanza di consenso, che è ben sintetizzato dalle parole del premier lussemburghese Xavier Bettel: «Nuove sanzioni dovrebbero arrivare in reazione a qualcosa. Al momento le cose non stanno migliorando, questo è vero. Ma il fatto è che se mettiamo nuove sanzioni ora, che c’è una situazione di status quo, quale sarebbe il prossimo passo?».

Resta un problema: ogni giorno l’Europa finanzia con 600-800 milioni di euro l’operazione militare russa in Ucraina attraverso l’acquisto di gas. Una situazione che sta diventando sempre più difficile da sostenere dal punto di vista politico e morale. Per questo la premier estone, Kaja Kallas, si presenta al summit con una proposta: «Dovremmo depositare i pagamenti per la fornitura di gas e petrolio su un conto corrente di garanzia per evitare che i nostri fondi vengano utilizzati per finanziare la guerra». È una proposta che verrà analizzata dai partner, anche se ci sono diversi nodi tecnico-giuridici da sciogliere. Ma potrebbe essere un modo per mettere Putin alle strette e rispondere alla sua richiesta di ottenere il pagamento in rubli.

Al momento la strategia Ue punta a prendere tempo, a focalizzarsi sulle forniture alternative e sulla gestione dei prezzi. Mario Draghi ne parla a quattr’occhi con il collega olandese Mark Rutte. L’Italia, d’accordo con gli altri Paesi mediterranei, insiste per fissare un tetto al prezzo del gas. L’Olanda e la Germania sono i capofila del no in nome del libero mercato. Joe Biden, nel tentativo di spingere l’Unione a sanzioni più dure, durante la riunione del Consiglio europeo (che ha rinnovato per altri due anni e mezzo il mandato di Charles Michel alla presidenza) conferma il piano per la consegna di gas naturale liquefatto. L’accordo sarà annunciato oggi con Ursula von der Leyen e secondo indiscrezioni si tratterebbe di circa 15 miliardi di metri cubi di gas entro la fine dell’anno: una quantità significativa, ma comunque non sufficiente a soddisfare l’intero fabbisogno energetico europeo in caso di interruzione delle forniture russe. Per inciso, l’Unione importa ogni anno da Mosca 155 miliardi di metri cubi di gas. L’intesa avrebbe però anche un elevato valore simbolico perché negoziata a livello centrale dalla Commissione europea, battezzando la strategia degli acquisti congiunti di gas che ormai non è più un tabù nemmeno per i Paesi che fino a pochi mesi fa erano nettamente contrari.

(fonte: La Stampa)

 

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