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Ferrara, donata un’ambulanza per i feriti di guerra. E negli ospedali mancano pure i cerotti

È stata acquistata con le offerte in denaro, giovedì la partenza. A guidarla un volontario ucraino con passaporto canadese 


27 marzo 2022 Alessandra Mura


FERRARA. Negli ospedali ucraini martoriati dalla guerra mancano perfino i cerotti. Uno dei bisogni primari è quello di reperire medicinali e materiale sanitario per poter curare i feriti, che vengono assistiti direttamente sul campo e poi, quando è possibile, portati in ospedale. Un grido di aiuto al quale Ferrara ha risposto non solo raccogliendo farmaci, disinfettanti, bende e ogni altro prodotto utile per l’assistenza sanitaria, ma acquistando un’ambulanza che giovedì è partita e ha già raggiunto il distretto di Leopoli. È stato un intervento corale, «da parte di tutte le persone di buona volontà», dice padre Vasyl Verbitskyy, parroco della chiesa greco-cattolica di Santa Maria del Servi di via Cosmé Tura, attorno alla quale, più che mai in questi giorni, si stringe la comunità ucraina ferrarese.

Padre Vasyl è in costante contatto con il vescovo di Sambir-Drogobyc, del distretto di Leopoli, Yaroslavi Pryriz, e con monsignor Perego della diocesi di Ferrara-Comacchio: «Di fronte alla disperata necessità di prodotti sanitari abbiamo deciso di utilizzare le offerte in denaro arrivate sul conto corrente per l’emergenza, per comprare un’ambulanza. Monsignor Perego ci ha aiutati in modo concreto mettendo a disposizione l’Economato della Curia per seguire gli aspetti legali dell’operazione».

Ma per far arrivare l’ambulanza a disposizione serviva un autista in grado di poter attraversare la dogana. A trovare il volontario è stato il Vescovo Pryriz. Ed è a questo punto che è entrato in azione Andriy Litvin, ucraino di nascita ma con passaporto canadese. Un dettaglio fondamentale, quest’ultimo, dal momento che tutti i cittadini ucraini tra i 18 e i 60 anni in questo periodo non possono attraversare il confine. Andriy ha vissuto a Kiev fino ai 38 anni, poi si è trasferito a Toronto. E quando è scoppiata la guerra si è messo al servizio del suo Paese con un volontariato specifico: portare mezzi e aiuti umanitari a Leopoli, che si trova a 50 chilometri dalla dogana. Ha già compiuto diversi viaggi per portare aiuti umanitari, ambulanze e un furgone acquistato dalla comunità ucraina in Inghilterra.

Andriy è arrivato in città mercoledì scorso su un pullman che accompagnava un gruppo di profughi, e il giorno successivo, dopo aver ringraziato a Santa Maria dei Servi la comunità ferrarese per gli aiuti umanitari forniti, è partito per l’Ucraina. La missione è andata a buon fine: «L’ambulanza, carica di materiale, è arrivata a destinazione, il viaggio si è svolto senza intoppi», rassicura padre Vasyl. Il mezzo sarà così impiegato per trasportare i feriti dalle zone bombardate agli ospedali

Intanto, secondo le ultime stime fornite dalla Regione Emilia Romagna, è arrivato a 1.621 il numero di profughi ucraini giunti nel Ferrarese di cui 82 ospiti nella rete Cas, e molti altri accolti da amici e parenti e attraverso la rete di assistenza attivata dal terzo settore. «Una settantina di persone ha trovato ospitalità a Bondeno», va avanti padre Vasyl. Sono mamme e bambini, strappati alla loro quotidianità, ai padri e ai fratelli rimasti a combattere, al lavoro, alla scuola.

Ed è anche all’istruzione dei bambini e dei ragazzi che sta cercando di provvedere la parrocchia di Santa Maria dei Servi. Martedì in via Cosmé Tura si è svolto il primo doposcuola con venti bambini tra i 6 e i 10 anni, il giorno successivo è stata la volta di 40 ragazzi tra i 10 e i 14 anni. Un docente ferrarese insegna loro l’italiano, docenti di lingua ucraina fanno invece lezioni di inglese, matematica e catechismo. Uno scampolo di normalità in mezzo a tanto orrore. «Hanno subito un trauma devastante – conclude padre Vasyl – basta anche solo il rumore di un tubo di scappamento a terrorizzarli».



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