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Emergenza coronavirus a Ferrara

Più degenti ma non per polmoniti gravi

S.C.

Molti pazienti entrati a Cona per motivi non Covid. Lo pneumologo Papi: meno stress di altre ondate, rischiano i fragili

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I ricoveri nei reparti ordinari Covid aumentano, anche se non in Terapia intensiva, mentre i posti letto dedicati all’ospedale Sant’Anna sono stati sottoposti in settimana ad un’ulteriore sforbiciata. Come stanno assieme queste due dinamiche? La risposta viene da chi si occupa quotidianamente della cura e del monitoraggio dei pazienti positivi ricoverati a Cona, cioè il primario di Pneumologia, Alberto Papi: «La maggioranza dei ricoverati in questa fase sono persone che entrano in ospedale per altri motivi, si ritrovano con il tampone positivo e quindi vengono ricoverati nei reparti dedicati. Solo una parte limitata sviluppa la malattia più grave da Covid, cioè la polmonite intestiziale, e questa è la differenza maggiore rispetto alle precedenti ondate, per la quale dobbiamo ringraziare la campagna di vaccinazione». Questo dato è alla base della gestione molto meno affannosa degli ospedali, anche vista in prospettive, seppure, come avverte lo stesso Papi, «non dobbiamo dare certo il problema per superato, visto che le persone colpite dalla polmonite hanno attualmente età media molto alta e comorbilità importanti, e sono a rischio: con l’espandersi dei contagi aumentano anche le probabilità di casi come questi».

Ieri mattina in Pneumologia Covid erano ricoverati 13 pazienti, dei quali 6 nel reparto semintensivo: si tratta di ultraottantenni con pluricomorbilità, l’eccezione è rappresentata da un paziente giovane con altre problematiche. «Stiamo gestendo la situazione senza lo stress di altri periodi – racconta Papi, che in questi due anni ha visto un migliaio di pazienti Covid – nel senso che non abbiamo la necessità di preoccuparci per i ricoveri delle ore o delle giornate successive. La patogenicità è inferiore rispetto ad altre ondate, dobbiamo come detto prestare particolare attenzione ai pazienti con altre patologie. Con l’aumentare della fragilità del paziente un’infezione può diventare un problema serio: basta poco per scompensare persone con queste caratteristiche».

Le nuove cure aiutano ma non sono decisive: «Siamo meglio riforniti di farmaci seppure va detto che non ne esistono ancora che risolvano il problema» chiarisce lo pneumologo.



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