Kharkiv sotto il massacro di bombe, nelle catacombe del metrò: un mese senza il sole
Con le famiglie della seconda città del Paese che vivono sottoterra nelle tende. Le risate dei bimbi cancellano l’orrore, ma i russi intensificano gli attacchi
Irina cammina con difficoltà, si poggia sul bastone perché la gamba sinistra non regge il peso. Ogni passo è una conquista. Cammina tre volte al giorno su e giù per il lungo corridoio sotterraneo, cerca sguardi di solidarietà, a volte li trova. «La nostra era una vita normale, ce l’hanno levata, ma la dignità no, quella non ce la leverà nessuno», dice mentre guarda il lungo tunnel che porta all’entrata della metropolitana. Irina è una dei tanti abitanti della stazione della piazza centrale di Kharkiv, quella dove c’è il palazzo del governatorato bombardato da un missile nei primi giorni di invasione dell’armata di Vladimir Putin. Quelle immagini drammaticamente spettacolari che sono divenute icona della guerra. Da allora Irina e i suoi cari vivono nelle catacombe della seconda città ucraina, parzialmente svuotata e atrofizzata. Lei, il marito Igor e Pavlo, il figlio disabile, sono l’umanità sospesa, quelli che navigano nella terra di mezzo, a metà tra gli inferi e la vita di sopra fatta di distruzione. Ci caliamo in questo purgatorio attraverso le ultime scale mobili funzionanti, sopra il rombo dell’artiglieria in entrata e in uscita fa da cornice a uno spettacolo spettrale. «La nostra casa non è stata distrutta ma quelle accanto sì, rimanere era impossibile, e allora abbiamo deciso di venire qui, ci sentiamo al sicuro», dice l’anziana donna mentre su un fornello da campo riscalda una minestra arrangiata. Il suo sguardo è sereno, troppo sereno, disarmante, sconvolgente.
Ci porta con lei nei meandri della principale stazione di Kharkiv, la seconda città ucraina, con una comunità russofona molto importante e una vicinanza al confine russo inquietante. «Non avremmo mai pensato a una violenza del genere, e invece siamo stati traditi dalla nostra vicinanza etnica», spiega l’anziana donna. Poco più in là c’è Pavlo, studente di sociologia all’Università di Kharkiv, si sarebbe dovuto laureare a giugno, se questa «maledetta guerra non fosse arrivata». Ma lui non molla, vive in una tenda in uno dei cunicoli della metro, appeso a quel segnale Internet che gli permette di continuare a studiare. Accanto c’è la tenda canadese in cui dorme assieme alla sorellina che gioca con i cani delle altre famiglie accampate.
C’è Runa un pastore tedesco che gira per la stazione come una ronda, ogni persona che scende in questi inferi viene accolta con un abbaio di benvenuto. Marina, una bimba di otto anni, gioca a paddington con le racchette rimediate da un volontario. Più in là un gruppo di bimbi con un pallone emula i campioni del mondiale che arriverà, l’innocenza è una fuga dalla realtà fatta di morte e distruzione. La stazione era il fiore all’occhiello della metro di Kharkiv, oggi è un ricovero di miseria. I vagoni delle metro sono riconvertiti a dormitori dove ognuno cerca di ricostruire la propria vita, fotografie, disegni e bandiere. Una su tutte «per la gloria dell’Ucraina». I volontari arrivano ogni giorno a portare coperte medicinali e cibo, ci sono anche prodotti provenienti dall’Italia, il parmigiano su tutti. Le risate dei bambini sono un anestetico che scaccia via la disperazione di questa gente. Se gli inferi di Kharkiv sono un purgatorio, pochi metri sopra c’è l’inferno. Tutta l’area nel Nord-est dell’Ucraina, è stata sottoposta a pesanti bombardamenti nelle ultime 24 ore, spiega il governatore militare della regione Oleh Synyehubov aggiungendo che l’intenso attacco ha impedito l’apertura di corridoi di evacuazione nella regione. Nell’ultimo giorno, «le truppe russe hanno colpito 47 volte con artiglieria, mortai, carri armati e colpi nelle zone di Piatihatky, Oleksiyivka e la zona residenziale del quartiere Kharkiv Traсtor Plant», ha detto Synyehubov. «Sono stati registrati circa 380 incursioni - dice - bombardamenti da Grad e Smerch con artiglieria a razzo».
A Saltivka, il nemico ha danneggiato il gasdotto, c’è stato un grande incendio, e i soccorritori hanno lavorato per localizzarlo». «Anche le condotte dell’acqua sono state colpite - dice un militare di guardia secondo cui le forze russe hanno inflitto fuoco pesante su Derhachi, a Nord-ovest della città, uccidendo una persona e ferendone altre tre, e distruggendo un edificio del consiglio comunale. «Il punto più caldo rimane Izium, dove continuano i combattimenti». Bollettini di guerra che vengono accolti come una condanna a pochi metri sotto terra. «Sono Andrei Bilchenko, ho lavorato in Italia sul lago di Garda, c’è un parco di cinematografia, sono uno stuntman».
Andrei è tornato a Kharkiv perché ha avuto un altro lavoro nel cinema, come controfigura in scene pericolose. «Quando la guerra è iniziata ho deciso di lasciare la mia casa per venire a fare volontariato sotto la metro». Andreii è un amante del windsurf, praticava a Torbole quando era in Italia, ora dice che il vento lo ha portato su questa sponda del mondo per aiutare la sua gente. «Questa guerra è figlia di un pazzo che ha perso gli ultimi pezzi di cervello, ha fatto cose disumane che non hanno senso». Finirà presto? «Non credo, ci sono troppi orchi russi che non hanno misericordia, Putin pensa di essere un eroe, il problema sono quei folli che glielo fanno credere, tutto questo finirà solo quando si metterà termine alla sua follia e quella della gente che lo asseconda». Un appello all’Italia visto che ci hai vissuto? «Ragazzi, basta compare il gas di questo coglione, voi pagate per far spargere il nostro sangue, cercate di pensare in maniera migliore».
(fonte: La Stampa)