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«Pandemia e cronicità. Bisogna cogliere le opportunità»

Gi.Ca.
«Pandemia e cronicità. Bisogna cogliere le opportunità»

Il saggio di Fosco Foglietta e Paola Pisanti sarà presentato il 14 aprile. L'ex dg dell'Asl: nella sanità del futuro più telemedicina, servizi digitali e l'infermiere di comunità. Il Covid?: mi aspetto che da settembre "si comporti come un'influenza

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FERRARA. «Come tutte le grandi crisi anche la pandemia può aprire delle opportunità». A parlare è un ex direttore generale dell’Asl di Ferrara, Fosco Foglietta, autore di un’indagine sul sistema sanitario eseguita assieme a Paola Pisanti, ex coordinatrice della Commissione ministeriale incaricata della redazione del Piano nazionale delle cronicità. Il volume, intitolato “Covid e fragilità”, sarà presentato il 14 aprile alle ore 17 al Circolo Negozianti.
La raccolta del materiale e la stesura del saggio hanno impegnato i due autori e diversi collaboratori per un anno e mezzo. «Le aree nelle quali il Covid ha incentivato la ricerca di nuove soluzioni organizzative – spiega Foglietta – sono diverse, a partire dalla sanità digitale, dalla telemedicina e dall’evoluzione del ruolo dell’infermiere, che può diventare una sorta di “cerniera” dotata di autonomia funzionale tra le varie componenti dei servizi presenti sul territorio, le famiglie e la comunità».
Alcuni modelli, che fino ad oggi hanno solo iniziato ad affermarsi, prosegue l’autore della ricerca, potrebbero trasformarsi negli elementi portanti del sistema sanitario, come le Medicine di gruppo o le Case di Comunità, lo step avanzato delle attuali Case della Salute, che proprio a Portomaggiore, nel Ferrarese, videro la nascita di uno dei primi progetti emiliano-romagnoli. Senza dimenticare l’implementazione dell’Assistenza domiciliare, fondamentale in un Paese che mostra indici di invecchiamento della popolazione tra i più alti del mondo e l’esigenza di affrontare con strumenti adeguati i problemi posti dalla cronicità e dalla non autosufficienza.
E poi ci sono gli ospedali, sottolinea Foglietta, che «devono affermarsi come servizi che assistono i pazienti acuti», inseriti però in una filieracoordinata della sanità e della salute. Tra le occasioni da cogliere ci sono «le nuove forme di solidarietà promosse dall’Ue», come il Pnrr.
Il libro di Foglietta e Pisanti descrive nello sviluppo di 498 pagine come i Sistemi sanitari regionali hanno reagito di fronte alle sfide imposte dalla pandemia nei mesi della prima ondata, quando il virus si presentò come un’emergenza fino allora sconosciuta. Quattro le aree sanitarie su cui si è concentrata l’attenzione dei due autori: ospedali, residenzialità socio-sanitaria, assistenza domiciliare e piani di continuità assistenziale (cronicità). Nove le regioni messe “sotto esame”: «I modelli che hanno reagito meglio alla pressione della pandemia? Veneto, Emilia-Romagna e Toscana. Malissimo la Lombardia, dove l’accordo tra pubblico e privati aveva sostituito i servizi sul territorio», sintetizza Foglietta. Che fa anche una previsione sull’evoluzione autunnale del Covid: «Mi aspetto che da settembre “si comporti” come un’influenza».
Gi.Ca.
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