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La guerra in ucraina

Si avvicina l'embargo della Ue sul gas russo, Berlino apre

Si avvicina l'embargo della Ue sul gas russo, Berlino apre

Aumentano i favorevoli alla stretta, ma Ungheria e Slovacchia frenano. Il premier polacco Morawiecki: «Subito un vertice Ue straordinario”

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L’embargo sul gas russo non è mai stato così vicino. Prima il ricatto di Vladimir Putin, con la richiesta di pagare le forniture in rubli. Poi le immagini in arrivo da Bucha che rivelano un brutale salto di qualità nell’orrore della guerra condotta dalla Russia. Insomma: al tavolo dei governi europei, chi fino a ieri si opponeva al blocco delle importazioni nel settore energetico in una logica sanzionatoria «incrementale» ora ha almeno un paio di argomenti in meno per tenere il piede sul freno. Tanto che persino all’interno del governo tedesco si registrano le prime aperture.

Il cancelliere Olaf Scholz ha parlato della necessità di «ulteriori sanzioni», ma si è ben guardato dal menzionare il settore energetico. Cosa che però la sua ministra della Difesa non ha fatto: Christine Lambrecht, esponente della Spd come il cancelliere, ha detto esplicitamente che l’Ue deve discutere di un blocco dell’import di gas russo. Anche se non si tratta ancora della posizione ufficiale del governo tedesco, l’uscita della ministra rappresenta la rottura di un tabù, visto che Berlino è stata sin qui la capitale più restia ad allargare le sanzioni agli idrocarburi.

Per compiere quel passo, però, è necessario un confronto al massimo livello politico. Per questo ieri sera il premier polacco Mateusz Morawiecki ha scritto a Charles Michel per chiedergli di convocare “al più presto” un Consiglio europeo straordinario. «Servono sanzioni efficaci – ha insistito Morawiecki – quelle attualmente in vigore non stanno funzionando». Da Kiev sono arrivate richieste ben precise tramite il ministro degli Esteri, Dmytro Kuleba: «Embargo su petrolio, gas e carbone. Chiusura dei porti a tutte le imbarcazioni e a tutte le merci russe. Disconnessione di tutte le banche dal sistema Swift».

È chiaro che si tratta di richieste forti che l’Ue non sembra in grado di soddisfare nell’immediato, ma anche il pressing interno è sempre più forte. «L’indifferenza è la madre di tutti i crimini» ha ribadito la premier estone Kaja Kallas, in prima linea nel chiedere una risposta forte. La Lituania ha appena deciso di interrompere l’importazione di gas dalla Russia e le altre ex repubbliche baltiche seguiranno in scia. A Bruxelles sono convinti che se la Germania dovesse decidere di compiere il grande passo sarebbe più facile superare le altre resistenze. Resterebbero da convincere l’Ungheria e la Slovacchia, che sono contrarie: il ministro dell’Economia di Bratislava, Richard Sulik, insiste nel dire che il suo Paese ha bisogno del gas di Mosca e che è addirittura disposto a pagarlo in rubli, se necessario.

Durante il fine settimana la Commissione europea ha lavorato alla definizione di nuove sanzioni, ma si tratta di misure minori che sostanzialmente riguardano un’estensione di quelle già adottate. Ora si tratta di decidere se andare avanti con l’adozione di questo pacchetto, che però risulterebbe insufficiente di fronte al massacro di Bucha. La Commissione potrebbe dunque metterlo da parte in attesa di un confronto tra i ventisette sulla possibilità di estenderlo al settore energetico. Una delle opzioni sul tavolo prevederebbe di iniziare con il petrolio per poi passare, eventualmente al gas. Ma tra i governi Ue – anche per ragioni di interesse nazionale – c’è invece chi sostiene la necessità di tenere insieme il pacchetto idrocarburi. Bloccando subito l’import di petrolio, carbone, ma anche gas, soprattutto alla luce della provocazione di Putin sul pagamento in rubli.

L’altro fronte in discussione riguarda l’invio di armi all’Ucraina: «Ne metteremo a disposizione altre» ha assicurato il cancelliere Olaf Scholz. La Polonia – attraverso il vicepremier Jaroslav Kaczynksi – ha invece lanciato un invito alla Nato e in particolare agli Stati Uniti. «Se gli americani ci chiedessero di ospitare le loro armi nucleari in Polonia, noi saremmo aperti perché questo rafforzerebbe in modo significativi la deterrenza su Mosca». Kaczynski, che durante il suo viaggio a Kiev aveva chiesto l’intervento della Nato sul terreno, ha precisato che l’ipotesi non è stata ancora discussa con Washington, «ma le cose potrebbero cambiare presto».

(fonte: La Stampa)

 

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