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cronaca

Ferrara. "Sono stato rapito", ma era una messinscena. Incastrato dai carabinieri

L'uomo aveva finto il sequestro con due complici per vendicarsi di un'aggressione. L'episodio maturato nell'ambito di uno scontro tra bande rivali di tunisini. Cinque a giudizio per lesioni, tre per simulazione e calunnia


05 aprile 2022


FERRARA. Non era un rapimento, ma una farsa. Un finto sequestro inscenato dalle vittime di un’aggressione (questa sì, realmente accaduta) per vendicarsi degli aggressori. Il tutto nell’ambito di scontri tra bande rivali per questioni di droga e vecchie ruggini. Questo l’esito delle indagini dei carabinieri di Ferrara, coordinate dal pubblico ministero Andrea Maggioni, su un episodio risalente alla notte tra il 16 e il 17 agosto dell’anno scorso, e che fin da subito aveva mostrato molti punti oscuri. Quella notte sei persone fecero irruzione in un appartamento nella zona di via Foro Boario, dove al momento c’erano due tunisini (uno regolare e l’altro clandestino) e un italiano.

Un assalto violento: la porta abbattuta, l’uso di spray urticante contro gli inquilini, la casa danneggiata con lancio di pietre, bottiglie e bastoni. A terra erano rimasti alcuni coltelli, una pistola scacciacani e pure una bottiglia molotov. Dopo il raid gli aggressori erano fuggiti, inseguiti da uno degli inquilini, il tunisino irregolare. Che poco dopo, stando al racconto fornito successivamente dagli amici ai carabinieri, sarebbe stato rapito dagli ignoti aggressori. I militari, intervenuti sul posto, avevano trovato tracce di un’aggressione violenta, con molto sangue. Avevano anche ascoltato la telefonata compiuta poco prima dal “rapito”, che spiegava di essere stato appunto sequestrato e che non avrebbe più potuto contattarli perché i rapitori erano intenzionati a portargli via il telefono.

Una ricostruzione che fin da subito aveva suscitato più di una perplessità. I carabinieri avevano avviato le ricerche a tutto campo, con un massiccio controllo sugli ambienti in cui si muovevano vittime e sequestrati. E i risultati della pressione non erano tardati ad arrivare: due giorni dopo, il rapito era ricomparso, solo attraverso un video girato con lo smartphone, spiegando che, dopo essere stato vessato, umiliato e legato a un albero, era tornato in libertà. Ma si era ben guardato dal presentarsi ai carabinieri. Tutto questo ha fatto aumentare i sospetti e rafforzato quella che fin da subito era stata una delle ipotesi degli inquirenti, una simulazione di reato. La successiva pressione investigativa ha indotto infine il “sequestrato” a presentarsi in caserma assistito da un avvocato di fiducia. Il pm Maggioni, supportato dai carabinieri, lo ha messo di fronte a tutte le contraddizioni della sua versione, e alla fine l’uomo ha confessato che non c’era stato alcun sequestro, era stata tutta una finzione per vendicarsi dell’aggressione. Un piano ideato sul momento, con la complicità degli altri due inquilini che lo avevano aiutato nella messa in scena.

Il raid del 16 agosto peraltro era solo l’ultimo di una serie di scontri tra due gruppi di tunisini, con un precedente avvenuto la sera di Ferragosto, con vittime ed aggressori a parti invertite. Un analogo episodio risaliva al mese di giugno in via Cavedone (una spedizione punitiva contro un uomo che aveva testimoniato contro due fratelli magrebini, poi espulsi) mentre un anno prima, il 26 giugno 2020, in via Baluardi c’era stato uno scontro aperto tra persone armate di coltello e di una lunga spada, sotto gli occhi atterriti dei passanti. A conclusione delle indagini, sono stati quindi notificati i decreti di rinvio a giudizio: cinque persone dovranno rispondere di lesioni aggravate (per gli scontri del 15 e 16 agosto, con botte reciproche), e di violazione di domicilio; mentre il finto rapito e gli altri due inquilini saranno giudicati anche per simulazione di reato e calunnia.

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