Ferrara, magistrati all’Einaudi: «Attenti, il web non è un porto franco»
Barbara Cavallo e Carlo Negri hanno parlato agli studenti. La scarsa percezione dei pericoli può arrecare danni enormi
FERRARA. Alla fine è stato imputato del reato di stalking aggravato e violenza sessuale consumata nonostante tra aggressore e vittima non ci fosse stato contatto diretto: lui minacciava lei di diffondere un video sessualmente esplicito costringendola a realizzare video hard all’interno della scuola. La spiegazione? «Non avevo un’effettiva percezione che ciò che si svolgeva online fosse reale». È con questo caso vero, avvenuto a Ferrara, che la pm Barbara Cavallo, ieri all’Einaudi con il giudice Carlo Negri a parlare dei pericoli della rete, ha esemplificato «la scarsa percezione del pericolo sul web: è necessaria una navigazione consapevole per riuscire a non compiere azioni che possono costituire reato e macchiare per sempre la nostra vita e il nostro casellario giudiziario, precludendoci anche un’attività lavorativa».
Gli strumenti informatici e telematici «hanno tante potenzialità ma anche tante trappole se non adeguatamente conosciuti o utilizzati in maniera impropria», ha detto Cavallo, ricordando le «tante denunce in Procura in cui anche gli adulti sono vittime di una serie di reati perché con superficialità hanno condiviso e diffuso materiali fotografici, video e informazioni sensibili a terzi».
Si è parlato di cyberbullismo e di pene aumentate se reati di stalking o molestie sono appunto commessi attraverso gli strumenti informatici. L’uso dello smartphone e la navigazione «non sono il gioco innocuo e gratuito che ci sembra che sia: ci sono dei meccanismi che entrano in noi e superano la nostra capacità di controllo» è stato il monito di Negri, considerando che a volte sono “insospettabili” a macchiarsi di reati quali revenge porn, e notando un «aumento incredibile delle denunce per diffamazione tramite social network, dove spesso si perde il contatto con la realtà». Ma si può parlare di utilizzo consapevole della rete? «Credo siamo già andati oltre», diceva Negri pensando al meccanismo della profilazione dei nostri dati e manipolazione degli stessi prodotta dalla rete, da cui siamo ormai dipendenti. L’iniziativa si è svolta nell’ambito del percorso didattico di approfondimento sulle tematiche della legalità che ha coinvolto le classi prima e seconda P e la quinta T, con i professori Vincenzo Galasso e Anna Rosa Veronesi. La seconda P, nello specifico, sta realizzando un elaborato per il concorso “Lex Go”, un video-racconto di tre minuti che, se selezionato, porterà la classe alla Corte di Cassazione a Roma per la serata finale del progetto il 28 maggio. Le opere vincitrici saranno diffuse sui social dell’Associazione nazionale magistrati.
Giovanna Corrieri
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
