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Gli effetti della pandemia

La quarta dose per gli over 80 va al rallentatore

La quarta dose per gli over 80 va al rallentatore

Problemi organizzativi per la lotta al Covid

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ROMA. È un via col freno tirato quello alla nuova fase della campagna vaccinale anti-Covid per la somministrazione della quarta dose - o secondo booster - agli over 80, agli ospiti delle Rsa e ai soggetti fragili a partire dai 60 anni. A dirlo sono i medici di famiglia che, sul campo, registrano una forte reticenza ad aderire al nuovo richiamo da parte di molti anziani, oltre a una grande confusione in merito alle modalità operative per la quarta somministrazione.Un capitolo che si apre mentre l’andamento generale delle vaccinazioni anti-Covid conferma un rallentamento nelle ultime settimane, e non sembra decollare neppure il nuovo vaccino Novavax, di formulazione più tradizionale. Nelle prime sei settimane di disponibilità, dal 28 febbraio a ieri, Novavax è stato infatti somministrato a 36.102 italiani, pari a una media di 860 dosi al giorno, a fronte di un totale di 1,023 milioni di dosi consegnate alle Regioni. Nello stesso arco di tempo, secondo i dati del governo, le prime dosi effettuate sono state 105mila e hanno mostrato un trend di progressivo calo. Intanto, l’andamento della pandemia in Italia conferma il calo dei casi anche se l’occupazione nazionale dei reparti ospedalieri resta al momento al 15,5%, sopra la soglia di allerta del 15%. In questo quadro si attende dunque l’avvio per le quarte dosi.

La circolare ministeriale diventa applicabile a partire dal giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della determina Aifa in materia, ma a ieri la pubblicazione non era ancora avvenuta. Già si segnalano, però, delle criticità. A partire dalla confusione sul "dove" la quarta dose potrà essere inoculata. Il coinvolgimento dei medici di famiglia, spiega il segretario della Federazione dei medici di medicina generale, Silvestro Scotti, «dipende dalle aziende sanitarie e dalla condivisione del meccanismo di finanziamento, che al momento non pare ci sia. Dopo la fine dell’emergenza, infatti, non tutte le Asl stanno confermando il contributo previsto di circa 6 euro per somministrazione ai medici, dirottando le risorse ad altre priorità. Si sta dunque creando una grande incertezza e non è detto che i medici di base somministreranno le dosi, mentre la maggioranza degli hub vaccinali è stata chiusa».