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Dalla ditta a Sant’Agostino alla vita in Cile: ultimo saluto all’imprenditore Patroncini

Aveva fondato insieme a Di Blasi l’azienda che opera in campo alimentare. Oggi alle 18.30 l’addio a Corporeno 


29 aprile 2022 Samuele Govoni


SANT'AGOSTINO. Rimettere in fila i tasselli della vita di Luciano Patroncini, imprenditore e commerciante centese spirato a 83 anni, non è semplice. Le prime esperienze nel lavoro, la piccola ditta diventata in pochi anni una certezza, l’amore per il Cile e il cambio di vita radicale che lo portò a vivere fino alla fine dei suoi giorni a Osorno, nella regione di Los Lagos. È lì che si è spento ed è lì che ha deciso di restare. Oggi alle 18.30 nella chiesa di Corporeno si terrà una messa in sua memoria, un modo per chi vorrà per salutarlo anche da qui.

I PRIMI PASSI

Sono gli anni Sessanta del Novecento quando insieme all’allora moglie Raffaella fonda la “Di Blasi e Patroncini”, azienda che opera nel settore alimentare. I due partono in piccolo da Cento, in un deposito che è poco più grande di una stanza, ma le cose vanno bene, gli affari ingranano e in pochi anni la ditta diventa una certezza. Il primo cambiamento arriva negli anni Ottanta quando l’azienda, in piena espansione, si trasferisce da Cento a Sant’Agostino, dove si trova tuttora. Passa poco tempo ed ecco un altro cambiamento, questa volta epocale, Luciano si innamora del Cile e decide di cambiare vita. Nel 1995 si trasferisce a Osorno, nella regione di Los Lagos. In Italia tornerà periodicamente ma mai più per restare. L’imprenditore lascia il fratello Franco, i figli Simona e Tiziano, i nipoti Federico, Sofia, Alessia, Giulia e Michela.

IL CAMBIO DI VITA

«Mio padre amava il suo lavoro, era sempre in magazzino. Passava tra gli scaffali e l’ufficio la maggior parte del tempo, stava lì anche il sabato e la domenica», ricorda la figlia Simona. Poi aggiunge: «Quando nel 1995 decise di lasciare la ditta e partire per noi non fu facile ma era il suo desiderio e andò fino in fondo». Una scelta radicale maturata nel corso dei due o tre anni precedenti. «Un giorno incontrò un amico di infanzia che si era trasferito in Cile e lo invitò a vedere come si stava da quelle parti. Lui accettò e poi si innamorò di quella terra». Luciano non era tipo da tirarsi indietro. Sempre curioso e in movimento non era capace di stare fermo.

Dopo un po’ di avanti e indietro decide di trasferirsi là in pianta stabile. Quando lascia Sant’Agostino per Osorno l’imprenditore non è più un ragazzino, ha 57 anni e conosce poco o niente lo spagnolo. Ma non si scoraggia, l’entusiasmo non manca e anche l’esperienza è dalla sua. Prima si tuffa nel settore commerciale, ambiente che ben conosce, poi si cimenta nell’agricoltura e nell’allevamento e infine insieme ad alcuni amici apre il ristorante “Del Piero”. «Il locale c’è ancora ma lui una decina d’anni fa aveva ceduto le sue quote perché ormai voleva riposarsi», dice la figlia.

IL CILE

In Cile, Luciano non cambia soltanto vita professionale ma anche sentimentale. Alcuni anni dopo la fine della sua relazione con Raffaella incontra Maria Elena. I due si sposano alla fine degli anni Novanta e lui adotta Vincenzo, il figlio di lei, che oggi porta il suo cognome. «La forza era la sua caratteristica principale. Luciano – racconta Maria Elena dal Cile – era orgoglioso di quello che aveva fatto nel corso della sua vita. Andava fiero della ditta che aveva aperto, dei suoi figli e dei suoi nipoti». Poi sottolinea: «Era una persona amorevole, ci ha voluto bene ed è sempre stato presente. Vincenzo mi ha detto che per lui Luciano è stato un esempio di forza e tenacia. Era una persona semplice ma sapeva farsi voler bene».

La donna racconta che Patroncini per tutti a Osorno era “l’italiano”. «Per strada lo salutavano, aveva un sacco di amici e nonostante gli acciacchi della salute, a volte più pesanti e altre volte meno, non si è mai demoralizzato. Gli piaceva viaggiare e mangiare bene, si è goduto la vita e questo è stato l’importante. Cosa mi ricorderò di lui? La forza e l’amore che mi ha dato».

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