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Stop al cracking di Marghera, il petrolchimico si mobilita: «In gioco i posti di lavoro»

Ferrara. Tre giorni di assemblee con i lavoratori di tutti i comparti: Eni non dà garanzie. E la Regione chiede al governo un incontro urgente con il colosso dell’energia


09 giugno 2022 Stefano Ciervo


FERRARA. La data della chiusura del cracking di Porto Marghera, che farà cessare le produzioni dei monomeri indispensabili per produrre plastica a Ferrara, ha fatto da detonatore per la mobilitazione del petrolchimico. Tra oggi e domani (5 e 6 maggio), tre giorni prima dell’avvio delle operazioni di chiusura dell’impianto veneziano, le Rappresentanze sindacali unitarie di tutte le categorie di lavoratori di piazzale Donegani, cioè chimici, metalmeccanici, trasportatori, edili e ristoratori, terranno assemblee per «condividere un piano d’azione e iniziative di sostegno per garantire un futuro alle attività e al lavoro». La Regione ha chiesto un incontro «in tempi rapidi» con Eni Versalis, definendo un «atto unilaterale» la chiusura dell’impianto e ribadendo che sono in gioco «il futuro dei sistemi di Ferrara e Ravenna, nonché di molte filiere produttive dell’Emilia Romagna».

Il motivo di questo allarme è stato ricapitolato, ancora una volta, dai rappresentanti dei lavoratori. «Si sarebbero dovute realizzare operazioni concrete per rinforzare le strutture logistiche e garantire così la continuità delle forniture, in quantità e qualità, delle materie prime destinate ai siti di Mantova e Ferrara»: in pratica, depositi e infrastrutture per stoccare etilene e propilene, evitando così di dipendere dalla puntualità delle navi, dalle disponibilità dei mercati, dalla chiusura del porto di Marghera ecc. «Peccato che nel comunicato stampa di inizio maggio la stessa azienda abbia dichiarato che gli investimenti per quelle operazioni non siano stati ancora realizzati - dicono le Rsu - Le forniture saranno dunque “garantite” con le stesse modalità già sperimentate nel 2014, in occasione della prima cessazione di attività del cracking (poi riavviato) e che avevano creato problemi di continuità produttiva e di qualità dei monomeri inviati via pipeline».

I lavoratori di Versalis «verranno accompagnati fuori dal perimetro aziendale o reimpiegati in altre attività». E perché un cliente come Lyondellbasell non protesta? «Le dichiarazioni “bonarie” - è la spiegazione dei lavoratori - sembrano ispirate dalla conformazione aziendale multinazionale, che eventualmente permetterà di trasferire altrove le produzioni che non si rivelassero più vantaggiose a Ferrara: in entrambi i casi una distruzione di lavoro che si scaricherà sul territorio, in particolare sull’indotto». Le Rsu della Cisl, peraltro, si differenziano e dicono di voler attendere gli incontri programmati e il coordinamento unitario chimico Eni-Versalis del 13 maggio prima di assumere iniziative.

L’assessore regionale Vincenzo Colla, dal canto suo, «ha condiviso le preoccupazioni espresse dalle organizzazioni sindacali», anche per Ravenna. Dopo l’incontro di ieri (mercoledì 4 maggio) , Colla «si è impegnato a sollecitare il ministero dello Sviluppo economico affinché convochi, come peraltro già richiesto in precedenza, un incontro tra Versalis e Basell di verifica sugli investimenti e sulle prospettive del polo industriale ferrarese, in modo tale che si possano offrire garanzie di continuità produttiva ed occupazionale a un sistema fondamentale anche per l’economia dell’Emilia Romagna. Il futuro della chimica nel nostro Paese - conclude l’assessore - è una discussione che va fatta a livello nazionale e va affrontata con urgenza per gestire una transizione giusta verso il 2030».

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