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Petrolchimico in sciopero, anche Basell in ansia per lo stop al cracking: "A rischio la nostra presenza in Italia"

Petrolchimico in sciopero, anche Basell in ansia per lo stop al cracking: "A rischio la nostra presenza in Italia"

La protesta dei lavoratori in difesa dell'occupazione. I sindacati duri contro il Comune: "Non ha inviato alla manifestazione nemmeno l'assessore alle attività produttive". La multinazionale preoccupata anche per il mantenimento dell'impianto di Priolo

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FERRARA. Dopo quello dei sindacati, sul futuro del petrolchimico di Ferrara, arriva l’allarme lanciato da Basell nel giorno dello sciopero proclamato oggi, lunedì 9 maggio, da Cgil e Uil dopo la decisione di Eni di chiudere il cracking a Marghera.

"A partire da lunedì 16 maggio - scrive l’azienda – l’approvvigionamento di propilene per gli impianti a valle del cracking dovrà essere garantito attraverso l’hub logistico che attualmente gestisce il flusso di navi in entrata e uscita da Marghera. Non esistono ad oggi garanzie che l’hub logistico di Marghera possa, nel suo attuale assetto, sostenere il flusso di materie prime necessario per la continuità produttiva degli impianti italiani di Basell Poliolefine Italia. La società impiega, tra diretti e indiretti, circa 2mila persone in Italia senza considerare l’indotto di servizi e competenze che sostengono l’economia di Emilia Romagna, Veneto, Lombardia e Puglia”.

La multinazionale che ha quattro impianti in Italia di produzione di polipropilene e catalizzatori, a Ferrara e Brindisi,  chiede “idonee garanzie per l’accesso a un asset strategico quale la struttura logistica di Marghera per l’importazione e la distribuzione del propilene e dell’etilene in Italia e il sistema di pipeline che collega il porto ai siti petrolchimici di Ferrara e Mantova”, per “la visibilità degli investimenti in corso per l’ammodernamento e il potenziamento dell’hub logistico di Marghera, idonei ad assicurare la fornitura di propilene via nave con adeguata capacità di scarico e stoccaggio” e per “ottenere l’impegno affinché sia raggiunto un accordo a lungo termine con il fornitore/gestore dell’hub logistico per salvaguardare la competitività delle nostre aziende su scala nazionale”.

 A tutto questo si aggiungono le incertezze sul mantenimento in marcia dell’impianto di cracking di Priolo Gargallo (SR) che dovrà affrontare il costo della manutenzione programmata indicativamente nel 2027. Senza tale garanzia di continuità e sostenibilità degli approvvigionamenti non saremo in grado di assicurare il futuro in tutti gli asset italiani del gruppo (Ferrara e Brindisi) nel lungo termine, inclusi quelli di ricerca e sviluppo”. Da qui l’appello al governo per un incontro immediato da convocare con Eni e Lyondell-Basell.

Oggi a Ferrara, Porto Marghera e Mantova si è svolto lo sciopero generale contro l’operazione avviata da Eni a Venezia. Cgil e Uil hanno spiegato le ragioni dello sciopero in una manifestazione che si è svolta davanti al petrolchimico di Ferrara. Si chiedono al governo ma anche a Eni garanzie per la continuità delle forniture di etilene senza le quali “è a rischio il futuro del maggiore sito produttivo esistente in provincia” e impegni concreti per favorire, accelerando ogni processo, la transizione ecologica, anche attraverso il “riciclo chimico”, un progetto già divenuto impianto pilota e Ferrara e sul quale sta investendo anche Eni a Mantova. Dai sindacati forti critiche all'amministrazione di Ferrara che non ha inviato "nemmeno il suo assessore alle attività produttive" alla manifestazione.

 

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