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Ferrara, familiari Rsa: «Mai più morti disperate in solitudine»

Covid, assistenza e visite: la relazione in Senato di Letizia Caselli, rappresentante parenti Residenza Paradiso. Un comitato in ogni struttura 


10 maggio 2022 Alessandra Mura


FERRARA. «Il Covid ha scoperchiato il vaso di Pandora delle residenze sanitarie anziani. E oggi siamo qui, in una sede istituzionale, per dire che non siamo invisibili, che vogliamo contare ed essere presenti in ogni singola struttura».

Letizia Caselli, promotrice Comitato Parenti Residenza Paradiso Ferrara, ieri era tra i relatori della conferenza promossa a Palazzo Madama dalla senatrice Barbara Guidolin sul tema “Residenze Assistenziali Anziani: criticità e futuro”. Obiettivo dell’iniziativa, è stata la premessa di Guidolin (che ha lavorato nel settore prima di approdare al Senato) «è capire cosa fare per rendere queste strutture luoghi sicuri. L’emergenza coronavirus ne ha dimostrato la fragilità, ma i valori su cui si fonda la nostra società ci impongono di trovare le risorse per farle funzionare nel migliore dei modi».

La narrazione di questa tragedia collettiva, ha sottolineato Caselli, deve mettere al centro i pazienti («non ospiti, perché le Rsa non sono alberghi») e valorizzare il ruolo dei familiari «spesso considerati un intralcio e non un elemento di aiuto e collaborazione». Caselli ha ricordato la sua dolorosa esperienza personale, la morte della mamma per Covid - degente in una struttura - che non vedeva da 18 mesi e che non è nemmeno riuscita a salutare per l’ultima volta. «Quando ci parlavamo in videochiamata era irriconoscibile».

Su quella e altre morti avvenute alla Paradiso e alla Residenza Caterina nel corso della seconda ondata, c’è un’indagine aperta dalla procura di Ferrara, ma Caselli è andata oltre gli aspetti giudiziari e personali, per abbracciare un ragionamento più ampio, frutto del confronto con altri Comitati e associazioni. «Per la prima volta siamo stati invitati in Senato come interlocutori – ha esordito – un primo passo importante per rivendicare un ruolo e avviare un dialogo atteso anni. Siamo qui per ricordare migliaia di morti in solitudine forzata che tutt’ora non hanno avuto dignità di giustizia, vittime non solo del Covid, ma della deprivazione del contatto con i loro cari, di maltrattamenti derivati dall’interruzione di cure palliative, ma anche dalla fame e dalla sete, e che si sono lasciate morire, cercando la libertà nel modo più tragico. Molti sopravvissuti non autosufficienti si sono ridotti a uno stato larvale, con un deterioramento cognitivo irreversibile».

Le norme statali sull’emergenza «che, con le accortezze del caso, concedevano visite e uscite, non sono state in prevalenza rispettate dalle Rsa, se non da pochi gestori illuminati. La discrezionalità ha di fatto legittimato la chiusura blindata delle porte delle Rsa, chiusure non solo per abbassare il rischio del contagio, ma spesso per nascondere la carenza o l’assenza di personale, e per sottrarsi al controllo informale dei parenti, visti come un elemento di disturbo e non come un valore aggiunto». E la cui voce «è stata anche zittita con denunce e querele».

Il futuro, ha proseguito, deve poggiare su regole uniformi e condivise, «e sostenute da un impianto sanzionatorio, altrimenti non servono a niente». Le gestioni di queste strutture, «devono competere alle Asl, perché le Rsa, pur essendo realtà private che devono fare business, fanno capo al Sistema sanitario nazionale attraverso il sistema di accreditamento, e agiscono per nome e per conto del Ssn», ha detto rimarcando che «ci sono direttori sanitari laureati in scienze politiche e coordinatori sanitari ragionieri o laureati in lingue».

I familiari dei pazienti rivendicano quindi il loro ruolo e chiedono «di essere presenti con un Comitato in ogni struttura, come già accade in alcune realtà più virtuose. Perché se il personale è carente e in molti casi lavora come a una catena di montaggio, i parenti possono dare un aiuto prezioso, ad esempio per alimentare i pazienti, e magari non solo i propri cari, ma anche i compagni di stanza». A maggio e giugno, con il motto “Mai più senza di noi” ci saranno altri incontri e dibattiti in tutto il Paese. Chiedendo nel frattempo di essere ricevuti dalle istituzioni, a cominciare dal ministro Speranza. Ricordando inoltre che «con 275.473 degenti nelle strutture protette, i familiari rappresentano un popolo di cittadini, ed elettori, molto attivo».



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