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Bondeno, infermieri di comunità: la sanità arriva a casa

Ferraresi: «Risponde ai bisogni del territorio e di una popolazione che invecchia»


11 maggio 2022 Mirco Peccenini


BONDENO. Comincia una nuova era per l’assistenza di prossimità. Il nuovo slancio arriva dalla partenza del servizio di infermiere di comunità, già attivo da alcune settimane, illustrato ieri mattina alla casa della salute di Bondeno.

INNOVAZIONE

La direttrice del distretto sanitario ovest, Annamaria Ferraresi, non fa mistero nel ritenere l’infermiere di comunità «l’innovazione sanitaria territoriale del futuro: interviene nell’ambito della salute di prossimità e lavora per superare la frammentazione fra i servizi», spesso una frammentarietà determinata dalla dicotomia tra sanità propriamente detta e assistenza di natura sociale, che si sta progressivamente integrando nei moderni approcci di cura.

«L’infermiere risponde ai bisogni del territorio – avverte Ferraresi – anche in ragione di un’anzianità crescente. Quando, per esempio, si prende in carico un paziente oncologico, egli non è l’unico destinatario delle cure, ma tutta la famiglia potrà gestire il percorso in maniera più efficace».

Ecco, quindi, come la figura diventa riferimento per la famiglia dell’assistito: «L’infermiere si occupa, quindi, della gestione delle malattie e della prevenzione: la sfida dei prossimi anni è mantenere le persone sane e saperle curarle bene», chiosa la direttrice.

Il sindaco Simone Saletti, presente con la vice Francesca Piacentini e gli assessori Marco Vincenzi, Ornella Bonati e Michele Sartini, sottolinea l’importanza di una uniformità di vedute: «Sono stati colti gli stimoli dell’amministrazione. Ora – spiega – dobbiamo cercare di portare alcuni servizi della casa della salute anche sul territorio, come accaduto per il punto prelievi di Pilastri».

Venendo all’infermiere di comunità, questi «è attivo in maniera sperimentale da un mese – ricorda Saletti –. Il decentramento della sanità può dare ottimi risultati e questa necessità si è manifestata con forza durante la pandemia».

Due le infermiere attive, Marinella Bontempi e Alina Merighi, entrambe di Bondeno e profondamente esperte della realtà in cui si trovano a operare, che include varie associazioni del terzo settore.

Marika Colombi (direzione infermieristica e tecnica) rivela come il percorso dell’infermiere di comunità abbia già formato 33 operatori. Seguirà ora una fase di “socializzazione” del servizio ai suoi destinatari: il paziente e la sua famiglia.

LE PROTAGONISTE

Marinella Bontempi e Alina Merighi si occupano per ora del capoluogo, in ambulatorio, a domicilio e nelle strutture intermedie, verificando i bisogni sanitari degli utenti, in stretta collaborazione con i servizi sociali: «Focalizziamo i bisogni e mettiamo in campo un intervento specifico – precisano le stesse Bontempi e Merighi –, con la prevenzione di particolari patologie croniche e complicanze».

La prevenzione passa poi dalla correzione di stili di vita voluttuari, mentre sul versante della domiciliarità il loro ruolo diventa cruciale per i casi di dimissioni di pazienti fragili (con comorbidità), spesso associati a un disagio socioeconomico.

«Prevenzione significa anche evitare cadute accidentali e i rischi dovuti a lesioni da pressione. Siamo di sostegno a tutta la famiglia. In tanti chiedono se “facciamo anche le punture”, ma questo avviene solo se richiesto dal quadro clinico dell’assistito», chiosano le due infermiere.



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