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cronaca

Cane ucciso a fucilate dal padrone, il collega non c'era ed è assolto

Si chiude dopo oltre cinque anni la triste vicenda di Diana


18 maggio 2022 di Fabio Terminali


Bondeno Assolto con formula piena, “per non aver commesso il fatto”. Ossia, questa l’ipotesi di reato, aver compartecipato all’uccisione a fucilate del cane Diana il 2 gennaio 2017 a Bondeno, nel cortile dell’impianto idrovoro del Consorzio di Bonifica Burana.

Ma la sentenza pronunciata ieri dal giudice Rita Baldelli è chiara: Paolo Fabbri, difeso dagli avvocati Eugenio Gallerani e Irene Serafini, non ha responsabilità per quella vicenda, che ricade per intero sulle spalle di Daniele Grossi, il quale nell’ottobre 2020 patteggiò la pena di 6 mesi e 10 giorni e fu condannato alla liquidazione delle spese processuali alle parti civili, ovvero lo stesso consorzio e le associazioni animaliste, letteralmente insorte per la morte cagionata in maniera violenta alla cagnolina.

Gli spari Ma cosa innescò il fatto? Gli atti non lo indicano con precisione, tuttavia l’animale avrebbe abbaiato con troppa insistenza, dando quindi fastidio. Diana apparteneva allo stesso Grossi, dipendente della Bonifica al pari di Grossi.

Il primo però non si fece davvero scrupoli ad abbatterla, utilizzando il fucile, che peraltro utilizzava sovente e del tutto a sproposito. Secondo l’accusa, rappresentata nel dibattimento dal pm Sheila Davi, a quell’episodio partecipò anche il collega Fabbri, che invece si è sempre dichiarato estraneo, asserendo di essere arrivato sul posto quando i colpi erano già andati a segno sul corpo dell’animale.

La difesa E proprio queste dichiarazioni sono state credute dal giudice. «Un sollievo dopo cinque anni di calvario – commenta l’avvocato Serafini – che Grossi ha vissuto malissimo, ha avuto un infarto, è stato additato in paese come colpevole e anche la figlia è stata vittima di bullismo. La verità è arrivata: Grossi – aggiunge la legale – agì da solo, fu un reato d’impeto che non prevede nessuna forma di concorso. Abbiamo smontato testimonianze menzognere. Fabbrì non denunciò? Ma l’altro era un superiore, meditò a lungo poi le denunce le fecero altri. Lui è una delle persone più buone che abbia conosciuto». l


 

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