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cronaca

Morì sul lavoro, le accuse

La vittima schiacciata dal mezzo condotto dal fratello. "Non avevo il patentino". Il titolare: "Non sapevo chi lo guidasse"


18 maggio 2022


Bando Era stata una tragedia nella tragedia la morte sul lavoro di Amed Sifeddine, un giovane marocchino di 24 anni schiacciato da un mezzo agricolo guidato da suo fratello maggiore Abdelilah. L’infortunio mortale avvenne nel 2017 in via Campello, in uno dei terreni di un’azienda agricola del posto. Ora il titolare Mauro Guerrini è imputato insieme ad Abdelilah nel processo per la morte del giovane, accusati rispettivamente di mancata informazione dei rischi sul luogo di lavoro e di omicidio colposo. Secondo la ricostruzione emersa ieri in aula, la vittima insieme ad altri operai stava provvedendo alla posa di alcune manichette per l’irrigazione. I tubi erano posti in contenitori di plastica (bins) trasportati a loro volta tramite un faresin, un sollevatore telescopico. Alla guida del mezzo c’era appunto il fratello della vittima, mentre Amed si trovava all’interno della cassa contenente i tubi. Durante le operazioni sul terreno accidentato, il contenitore si rovesciò, Amed finì a terra e venne schiacciato dalle ruote del mezzo che stava avanzando. «Ho fatto subito retromarcia, per liberarlo dalle ruote, ma non c’era più niente da fare», è stata la drammatica testimonianza di Abdelilah Siffedine. Che poi, rispondendo alle domande del pubblico ministero Isabella Cavallari, ha aggiunto che non aveva l’abilitazione per condurre quel mezzo, e di non aver ricevuto al proposito alcuna formazione specifica, ma solo indicazioni date a voce. Ha anche detto di aver portato lui il mezzo dalla sede al campo in cui si doveva svolgere la posa e il collegamento delle manichette. Da parte sua il titolare Mauro Guerrini, che non era sul posto al momento della tragedia, ha replicato sostenendo di non essere a conoscenza del fatto che Abdelilah guidasse il faresin.

All’epoca, ha detto, l’azienda contava 33 dipendenti, di cui 14 abilitati, con due distinti patentini, a condurre tutti i mezzi agricoli in dotazione, tra muletti, trattori e appunto faresin. Inoltre, ha spiegato che la procedura corretta adottata dall’azienda per quel tipo di operazione non prevedeva che ci fossero altre persone sul mezzo a parte il conducente: oltre al guidatore, una persona doveva provvedere, a terra, a tenere ferma la manichetta, e una terza doveva posizionarsi a fianco del veicolo, per coordinare l’intervento. Prossima udienza a ottobre.l

Alessandra Mura

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