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Unife, blue economy agrotecnologia e riciclo materiali diventano business

Gli assessori regionali: puntiamo su Ferrara. Ieri mattina la visita di Colla e Salomoni alla struttura cittadina. La rettrice Ramaciotti: ricerca per colmare i gap


18 maggio 2022 di Stefano Ciervo


Ferrara Il futuro di Ferrara, si spera non troppo lontano nel tempo, viene composto un pezzo dopo l’altro in un quadrilatero di 3mila metri quadri tra la ferrovia e la tangenziale, dietro a Ingegneria. In quell’area il Tecnopolo di Unife e Regione da anni prova a trasformare in risorsa per il territorio il meglio dell’innovazione territoriale. Con la visita degli assessori regionali Vincenzo Colla e Paola Salomoni, ieri mattina, sono diventate visibili anche le direttrici di sviluppo, dalle biotecnologie alla meccanica motoristica, fino alla trasformazione dei rifiuti.

La visita I due rappresentanti della giunta regionale stanno completando il giro dei Tecnopoli emiliano-romagnoli e in via Saragat nell’arco della mattinata hanno fatto in tempo a misurare la distanza con i top della via Emilia, in questi campi meno marcata rispetto alla media. «Ferrara sconta più difficoltà, per ragioni storiche, ma l’unico modo per uscirne è investire nell’innovazione e puntare sulle nuove imprese» ha non a caso messo in chiaro a fine giro la rettrice Laura Ramaciotti, da sempre impegnata nel trasferimento tecnologico.

Salomoni e Colla sono passati dai quattro laboratori di ricerca industriale accreditati dall’Università di Ferrara, dal laboratorio di ricerca industriale del Cnr e il Consorzio futuro in ricerca, scortati anche dai rappresentanti delle associazioni imprenditoriali e delle istituzioni, una “plastica” rappresentazione di sinergie attorno alla ricerca universitaria.

Gli sviluppi Già oggi, ha poi riconosciuto Colla, il Tecnopolo di via Saragat è un punto di riferimento non solo regionale per lo studio delle biotecnologie, della meccanica e motoristica, del restauro e recupero del patrimonio edilizio e della green economy. «Come Emilia Romagna - ha detto l’assessore allo Sviluppo economico - intendiamo potenziarne in particolare l’identità nel campo della chimica e biochimica, in quanto fattore di forza territoriale, anche di valenza nazionale e internazionale». Ogni euro pubblico investito in ricerca, ha aggiunto, solo qui produce oltre un euro d’investimento privato, quindi la Regione spende volentieri: da 700 milioni a oltre 1 miliardo, negli ultimi anni. E dall’1 gennaio 2023 sarà possibile fare alta formazione nei Tecnopoli.

Dal canto suo, Salomoni ha insistito sul concetto dei tecnopoli come luoghi di ricerca e d’innovazione, entrando nel merito della ricadute locali del progetto Ecosystem for sustainable transition. «Abbiamo presentato poche settimane fa con il presidente Bonaccini il progetto dell’Ecosistema regionale dell’innovazione che ha ottenuto il punteggio più alto nel bando del ministero arrivando così primo - ha ricordato la titolare della Ricerca - Ferrara è spoke leader (principale polo periferico, ndr) nella Circular economy and Blue economy. Questa sarà un’importante opportunità per dare forma all’interazione tra modelli innovativi di business circolari e politiche per lo sviluppo sostenibile». Altri temi che vedranno lavorare assieme il territorio e la società regionale Art-Er, coordinati da Unife, sono «la valorizzazione e trasformazione dei rifiuti in nuovi materiali e un’agricoltura resiliente al clima, conservazione del suolo, agrotecnologia» ha concluso l’assessore.

Il cambiamento climatico, ha avvertito la dirigente regionale Morena Diazzi, il 30% delle risorse regionali in ricerca; e lo sviluppo delle Aree interne, ben presente nel Ferrarese, resterà centrale. l

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