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Sisma, Bonaccini bacchetta Cento: «Siete indietro, datevi da fare»

In visita per i 10 anni dal terremoto il presidente non le manda a dire «Ci sono nuovi fondi, usateli e accelerate». E Accorsi incassa: «Siamo pronti»


30 maggio 2022


di Annarita Bova

Cento «Datevi da fare perché siete troppo in ritardo». La bacchettata, ben incassata dal sindaco Edoardo Accorsi e dalla sua giunta, è arrivata secca ieri mattina dal presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini, in visita a Cento per il decennale del terremoto. «Siete uno dei Comuni più in ritardo, dovete recuperare. Noi ci siamo, ma bisogna muoversi». Accorsi, a dire il vero, con i ritardi centra anche poco considerato che è stato eletto lo scorso mese di ottobre, ma in questo momento e per i prossimi anni toccherà a lui guidare la cittadina verso la completa ricostruzione.

Dieci anni fa, il 29 maggio 2012, la seconda tremenda scossa del sisma che colpì l’Emilia: magnitudo 5. 8, epicentro Medolla, dopo il 5.9 del 20 a Finale Emilia, e ieri mattina Bonaccini è arrivato a Cento, fermandosi subito davanti al cantiere della Pinacoteca Civica, centro espositivo internazionale, tutelato dai Beni Culturali, che custodiva la più importante raccolta al mondo di opere del Guercino. I lavori per il recupero della Pinacoteca, gravemente danneggiata dal sisma del 2012, sono in fase avanzata: l’intervento è inserito nel Piano delle opere pubbliche e beni culturali (il cui completamento rappresenta l’ultimo tassello della ricostruzione), per l’investimento di 2,9 milioni di euro di cui oltre 2,6 milioni finanziati dalla Regione attraverso la struttura commissariale e 298mila euro derivanti da donazioni, gli “sms solidali”. «Ce la faremo – ha assicurato Accorsi -. In sette mesi è già stato fatto tanto». Dalla Regione nelle scorse settimane sono stati stanziati altri 5 milioni di euro a fondo perduto, facendo arrivare la misura, avviata a inizio 2019, a oltre 58 milioni di euro complessivi. Bondeno, Cento, Terre del Reno posso accedere al bando e il presidente, senza giri di parole, ha esplicitamente invitato l’amministrazione a procedere.

Dalla Pinacoteca al Percorso vita, dove era prevista una breve cerimonia, Bonaccini è andato a piedi. Una lunga passeggiata con Accorsi e con il presidente della Provincia Gianni Michele Padovani, e in un centro storico senza auto perché transennato per il Carnevale, le ferite si sono mostrate ancora aperte. Tra un caffè al bar, due chiacchiere con i cittadini ed una tappa all’interno della Sala da Té, il presidente è riuscito ad arrivare alla gente, lontano dai microfoni e dai percorsi istituzionali, regalando scatti e strette di mano particolarmente preziosi in questo momento.

La cerimonia Alle 10 al Percorso vita, con tanta emozione quando la Banda Verdi di Cento ha suonato l’inno nazionale. In quel momento ognuno di noi ha ripercorso quei giorni, quegli attimi, tirando fuori dal cassetto ricordi ed emozioni. «La vita della nostra comunità – le parole di Accorsi – si divide tra il prima e il dopo terremoto. C’è chi ha perso un parente, un amico, una persona cara. Chi la casa, la fabbrica, tutto quello che fino a quel momento aveva costruito. Alle famiglie di Leonardo Ansaloni e Sandra Gherardi va la nostra vicinanza e l’abbraccio più grande. Sono stati pochi attimi, ci hanno rovinato la vita».

Si contano 28 morti, 300 feriti, 17mila sfollati, 18mila studenti fuori dalle aule e 13 miliardi di euro di danni, di cui almeno 6 alle 35mila imprese di un territorio capace di produrre, da solo, il 2% del Pil nazionale. «Dopo 10 anni, avere pienamente ricostruito quasi il 95% di ciò che era distrutto o inagibile per un terremoto che si stima attorno ai 13-14 miliardi di euro di danni è qualcosa di molto importante – ha fatto presente Bonaccini -. Tutto si può e si deve ricostruire. Tutto tranne le 28 vite spezzate, il nostro patrimonio più importante». «Giustamente questo è stato definito come un terremoto industriale – ha aggiunto Bonaccini – si poteva ipotizzare la desertificazione del sistema produttivo, ma oggi in quella zona ci sono più imprese di prima». La Regione Emilia Romagna è stata presa come esempio da seguire, «siamo andati avanti nonostante cambi continui al governo, nuovi scenari, la pandemia e la guerra. Siamo stati bravi, ma non abbiamo fatto tutto da soli: da ogni parte d’Italia sono venuti ad aiutarci, nessuno si è mai tirato indietro e il nostro è un grande Paese». Infine, «Abbiamo deciso di non fare delle new town bensì di rischiare di metterci qualche anno in più e fare in modo che le persone tornassero a vivere esattamente dopo lo facevano prima».

Dopo dieci anni si sono ritrovati in quello stesso campo base i volontari della Protezione civile, gli Alpini e di tutte le associazioni di volontariato. «Ho voluto fare un giro nei giorni scorsi in tutti i nostri comuni colpiti – l’intervento di Padovani -. È stata dura, difficile, perché il terremoto non si può raccontare. Solo chi lo ha vissuto può capire cosa significa perdere tutto in pochi secondi e senza poter fare nulla. Un grazie enorme a chi non si è mai arreso, facendo di Ferrara e della sua provincia un luogo di cui andare orgogliosi». Presenti anche il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, e quello di Pieve di Cento, Luca Borsari, e del Comune di Crevalcore, Marco Martelli. E poi Roberto Petroli, comandante dei carabinieri di Cento, i rappresentanti di Guardi di Finanza e Polizia Locale.

Alle 11, il presidente della Regione si è spostato a Pieve di Cento, dove, al Parco della musica, era in programma un incontro per ripercorre i dieci anni trascorsi dagli eventi del maggio 2012, dalle scosse all’emergenza fino all’avvio di una ricostruzione, decennio che ha cambiato in volto della cittadina della bassa pianura bolognese.

La natura ha il potere di distruggere e creare, lo stesso che ha donato agli uomini e alle donne. Il vuoto di quei terribili giorni si è pian piano riempito di nuova vita, con migliaia di mani che hanno lavorato e stanno lavorando per far rinascere quello che ci è ci è stato improvvisamente tolto. l


 

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