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cronaca

«Io paziente disabile e la sanità pubblica con agende chiuse e tempi insostenibili»

Lettera al direttore di una paziente delusa dal sistema sanitario: «In passato un trattamento più dignitoso, oggi il Cup ti chiede di richiamare l’indomani»


04 giugno 2022 di Cecilia Sorpilli


Ferrara Scrivo questa lettera perché non so se sono più indignata o frustrata. Sono una ragazza disabile di 37 anni con una distrofia muscolare rara e quindi da quando sono nata ho grande familiarità con l’ambiente ospedaliero. Nell’ultimo anno e mezzo però sto assistendo a qualcosa di molto preoccupante a mio avviso: nella nostra città sta diventando quasi impossibile accedere a visite ed esami attraverso la sanità pubblica. Se dapprima l’emergenza Covid poteva giustificare (a mio avviso in parte) la chiusura delle “agende” per visite non strettamente collegate alla pandemia, ora non riesco proprio a capirne il motivo. Ogni volta che devo prenotare una visita o un esame procedo prima attraverso il fascicolo sanitario elettronico dove puntualmente appare la scritta che non ci sono disponibilità, poi chiamo il Cup dove gli operatori mi dicono che ci sono le liste chiuse, poi scrivo all’Urp della Asl dove, dopo alcune proteste mi hanno detto che mi posso rivolgere a loro in caso di liste chiuse. Generalmente attraverso l’Urp si riusciva ad ottenere la prestazione sanitaria in tempi dignitosi.

Parlo al passato perché questa settimana mi sono rivolta all’Urp perché il mio medico di medicina generale mi ha prescritto una visita dermatologica per un nevo sospetto, che il medico di una struttura privata (per disperazione mi ero rivolta al privato) ha consigliato di rimuovere ed ovviamente farlo nella struttura privata ha dei costi eccessivi per le mie finanze. Oltre a questa richiesta avevo due richieste per un eco color doppler venoso e arterioso per gli arti inferiori a causa di edemi che sono spuntati all’improvviso e siccome io non deambulo da circa 30 anni il mio medico ha scrupolosamente richiesto questi accertamenti. L’Urp, dato che attraverso il Cup le liste sono chiuse, mi ha dato l’appuntamento per la visita dermatologica il 2 settembre a Copparo e per l’eco color doppler il 7 settembre a Comacchio. Presa da rabbia e sconforto ricontatto il mio medico di medicina generale che mi fa una nuova prescrizione per l’eco color doppler agli arti inferiori mettendo come priorità “breve” perché non è una situazione clinica che può rimanere in attesa fino a settembre. Ricontatto il Cup dove l’operatrice mi dice di richiamare l’indomani per vedere se si saranno liberati posti perché neanche con la priorità breve si ha una data disponibile.

Ecco, questo a me sembra assolutamente intollerabile e incomprensibile o meglio diventa comprensibile all’interno di una logica che vuole spingere i cittadini a rivolgersi “per disperazione” alla sanità privata. Vorrei quindi che qualcuno mi spiegasse il motivo delle liste perennemente chiuse e del perché il 90% delle visite che si riesce a prenotare sono tutte fuori città. Le ultime visite fatte mi hanno fatto spostare tra Copparo, Argenta e Cento; spostamenti non certo comodi per una persona con una grave disabilità motoria che necessita di essere sempre accompagnata. Oltretutto viviamo in una città con una popolazione prevalentemente anziana e mi domando come queste persone possano spostarsi per tutta la provincia e addirittura fino a Comacchio per fare visite ed esami. A me non sembra che questo sia tutelare e garantire il diritto alla salute dei cittadini. Il nostro ospedale cittadino (anche se è fuori città) sembra off limits per visite ed esami e vorrei davvero che qualcuno mi spiegasse il motivo.

Stendo un velo pietoso sulla presa in carico dei pazienti con patologie neuromuscolari e malattia rara, categoria di cui mio malgrado faccio parte, che per ottenere day hospital o terapie che garantiscono un minimo di equilibrio sulla precaria condizione di salute devono ingaggiare lotte a colpi di pec ed email varie perché siano perlomeno presi in considerazione. Non esiste una presa in carico globale del paziente con patologie neuromuscolari nel nostro territorio e neanche percorsi “facilitati” per chi ha malattie rare che, già per il fatto di avere una malattia rara, solitamente ha gli specialisti di riferimento fuori regione perché i centri specialistici sono pochi sul territorio nazionale. Noi e le nostre famiglie siamo costretti a lunghi spostamenti e spesso ricoveri fuori regione per via della patologia di base, potremmo almeno evitare di girare tutta la provincia per visite ed esami standard? La stessa richiesta vale per tutte le persone di Ferrara, soprattutto quelle anziane che hanno difficoltà a spostarsi. Che senso ha avere un ospedale “nuovo” che demanda visite ed esami alle strutture sanitarie della provincia? Perché le liste sono perennemente chiuse? Vorrei una risposta a queste domande e soprattutto vorrei che chi è responsabile di questa situazione avesse l’onestà intellettuale di dire ai cittadini che l’obiettivo è spingere le persone a rivolgersi alla sanità privata e magari spiegarci il motivo, perché fino a prova contraria nella nostra nazione fino ad ora la sanità è pubblica.
 

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