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Ferrara, i sindacati: «Sanità “spogliata”. Qui si può morire in barella»

L'allarme relativo alla situazione sanitaria ferrarese: mancano 400 operatori


07 giugno 2022


FERRARA Al Sant’Anna mancano 150 lavoratori in organico e altri 250 circa sono precari, «cioè assunti con contratti a tempo determinato, anche di 3 mesi. L’azienda ospedaliera tiene aperti i servizi con il personale ai minimi di legge, cioè con le quote che devono essere garantite durante gli scioperi. Se anche volessimo fermare il lavoro per protesta nessuno si accorgerebbe dello sciopero. Questo il cittadino lo deve sapere». Natale Vitali (Fp Cgil), Kevin Ponzuoli (Cisl Fp) e Leonardo Uba (Uil Fpl) hanno fornito ieri le misure del “collasso” della sanità locale, dopo aver incontrato il personale in una decina di assemblee. «I problemi ci sono anche in Asl, il pronto soccorso di Argenta – affermano i tre sindacalisti – risulta essere, soprattutto nelle ore notturne, indecoroso per pazienti e personale». Ma l’obiettivo nel mirino della conferenza stampa è soprattutto l’ospedale di Cona. «Al Sant’Anna mancano 81 infermieri (50 in organico e 31 per malattie lunghe e maternità), 10 fisioterapisti, 40 oss (ne hanno chiamati solo 4 dalla graduatoria), 8 tecnici di laboratorio, 14 ostetriche, più un una quota di amministrativi. Gli accordi regionali sono rimasti lettera morta», attaccano Vitali, Pozuoli e Uba.

La ricognizione fatta in ospedale ha consentito alle tre organizzazioni di raccogliere dati «dentro i reparti». Gli infermieri in organico «sono 1.275, per far funzionare i turni in modo regolare dovrebbero essere in servizio 1.117 operatori, in realtà al lavoro sono molto meno: 1.036. È ammissibile? – domanda Vitali – E lo chiediamo non solo all’utenza ma anche alle amministrazioni pubbliche che si riuniranno a breve nella Conferenza socio-sanitaria. Questa è un’emergenza di dimensioni mai viste».

In effetti i servizi effettuati fuori dall’orario canonico superano le 100mila ore cumulate nel 2021 da infermieri, tecnici sanitari, oss, tecnici e amministrativi: 70mila come eccedenza oraria (straordinario trattato come costo ordinario), 4mila come straordinario, 8mila come straordinario pagato in reperibilità e 25mila come residuo di ferie non godute. «Manca l’orario aggiuntivo (volontario), che è triplicato, e viene effettuato per coprire i turni scoperti. Una scelta che spesso anticipa gli ordini di servizio», aggiunge Uba.

In oncoematologia sono state fatte 26 segnalazioni di turni scoperti in un mese, in dialisi si sono succeduti 12 ordini di servizio in 20 giorni, con ferie bloccate. «In pronto soccorso non ci sono gli operatori per far funzionare l’Osservazione breve intensiva», il commento amaro dei tre dirigenti sindacali. I mille euro «promessi dalla Regione, di fatto, erano 400. E comunque la Regione deve fare i conti con uno Stato che deve ancora versare 400 milioni di euro per i costi supplementari dovuti al Covid», ricorda Vitali. La trattativa con l’azienda è fallita, «per ora niente sciopero per senso di responsabilità ma non nascondiamo i fatti». Preoccupanti, a dir poco. «Pazienti lasciati in barella anche per 72 ore a Ferrara e in provincia, qualcuno è stato anche trovato morto – ha dichiarato Vitali – Pazienti che restano in ambulanza per mancanza di barelle, i medici che dispongono il ricovero anche dopo un giorno e mezzo, quando c’è più probabilità di trovare un posto in reparto». Per ridurre le liste d’attesa della specialistica e le attese in pronto soccorso «bisogna assumere». Ponzuoli ha ricordato «l’aumentodelle aggressioni verbali e fisiche a carico del personale. Un altro segnale che deve far suonare l’allarme».

Gi.Ca.

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