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Petrolchimico, incognita propilene: i sindacati sul piede di guerra

Petrolchimico, incognita propilene: i sindacati sul piede di guerra

Il caso, il Ministero non sblocca la crisi, futuro sempre più incerto per 2mila lavoratori della chimica e dell'indotto nel Ferrarese

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di Marcello Pulidori
Ferrara No propilene, no futuro. Neanche l’ennesimo tavolo al ministero dello sviluppo economico, ieri pomeriggio, ha riaperto le speranze. Il petrolchimico di Ferrara, con i suoi 2mila lavoratori tra chimici e aziende dell’indotto, rimane avvolto in una cappa di incertezza. I volti intrisi di ottimismo dei sindacalisti poco prima di entrare nel dicastero di Via Molise a Roma vengono giocoforza modificati all’uscita. Nemmeno la presenza del viceministro Gilberto Pichetto Fratin è propedeutica a una soluzione che renda meno preoccupante il quadro sul fronte sindacale. E tutti i dubbi attorno alla filiera ferrarese dell’importante idrocarburo (il propilene, appunto) aleggiano ancora.


Le dichiarazioni Vittorio Caleffi, segretario regionale della Uiltec, riassume così i toni del post incontro romano: «Purtroppo ancora una volta dobbiamo parlare di un incontro interlocutorio – specifica il leader della Uil – a fronte di richieste che da parte nostra erano, e sono, sempre molto chiare». Caleffi rimette insieme anche le motivazioni della nuova difficile fase: «La filiera del propilene è a rischio perché fondamentalmente legata alla produzione dell’ormai celeberrimo cracking – dice ancora Caleffi – Il propilene è la materia prima più importante utilizzata nello stabilimento di Ferrara, destinata a diventare plastica usata in svariati settori, dal biomedicale all’automotive, dal confezionamento pacchi fino ad altri forse meno conosciuti ma non per questo meno importanti» aggiunge il segretario regionale della Uil.

Insomma il quadro è, ancora una volta, complicato.
Il cracking Oramai entrato nel linguaggio comune, anche a causa delle diverse vertenze che ruotano attorno al suo nome, il cracking altro non è che un impianto che produce etilene e propilene, materie prime (come si diceva) necessarie alle principali lavorazioni che si effettuano nel petrochimico di Ferrara. Attualmente Marghera ha sospeso il cracking, alimentando i timori di lavoratori e sindacati. «Una fase difficile quella – conclude Caleffi – che mette a rischio il futuro produttivo del nostro petrolchimico, legato a Marghera da una specie di cordone ombelicale».  l
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