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cronaca

"Non ho ucciso nessuno"

Omicidio Placati Un testimone: "Saveri ci ha raccontato tutto. Chiamati due detenuti: "Ha detto di averla colpita tre volte con un coltello, poi le botte in testa". E l'imputato per la prima volta parla in aula: "Non sono stato io"


10 giugno 2022


Bondeno Doriano Saveri, accusato dell’omicidio di Rossella Placati, per la prima volta ha parlato ieri mattina in Corte d’Assise a Ferrara. «Non ho mai confessato, non ho mai commesso alcun omicidio e soprattutto quei disegni non li ho fatti io». Poche frasi, venute fuori di getto dopo la testimonianza di Antonio Riccardo, suo compagno di carcere chiamato a deporre dai pm Stefano Longhi e Lisa Busato assieme a Stefano Tarascio, anche lui detenuto con Saveri e Riccardo. Un’udienza, quella di ieri mattina, che per certi versi ha dell’incredibile e che si è conclusa con Tarascio che ha preferito aggiungere alla lunga lista di condanne che già deve scontare, anche quelle più che probabili per reati di falsa testimonianza e calunnia perché si è letteralmente rifiutato di aprire bocca ed ha ritrattato anche le sue stesse parole. Ma andiamo con ordine. Rossella Placati, 52 anni, è stata trovata morta, con la testa fracassata, nella sua casa di Borgo San Giovanni a Bondeno il 22 febbraio del 2021. Accusato dell’omicidio, il suo ex compagno Doriano Saveri, portato in carcere a Ferrara. Saveri si è sempre dichiarato innocente e fino a ieri anche durante il processo è rimasto in silenzio. I pm hanno chiamato due testimoni, Riccardo e Tarascio. I due, il 27 maggio sempre del 2021 sono andati dagli agenti della polizia penitenziaria dicendo di avere notizie importanti sull’omicidio, perché Saveri si sarebbe confidato con loro ed hanno consegnato uno scritto di due pagine con il resoconto dettagliato di quella notte. Scritto che è stato messo agli atti, così come le successive intercettazioni ambientali e i video in cui appaiono appunto i due che confermano e raccontano quanto, secondo loro, confessato da Saveri.
«In un primo momento ha detto di essere innocente - spiega Riccardo davanti alla Corte -, poi pian piano si è però aperto. Ha detto che la mattina del 21 febbraio ha litigato con la signora Placati perché lei lo aveva cacciato di casa. Saveri ha anche detto che Placati ha anche mostrato un coltello da cucina e lo avrebbe in quell’occasione ferito alla mano. Lui era innamorato, non voleva andare via. Alla fine ha preso la sua roba e l’ha portata in cantina». Arrivati a sera, «ha detto di essere andato in garage a cambiarsi, poi alle 20.15 (ora che non coincide con quella della morte, ndr) è entrato in casa, è salito al piano superiore ed ha trovato la sua ex in accappatoio perché aveva appena fatto la doccia. Ha anche visto il coltello sul comodino della camera da letto. I due hanno iniziato a litigare, quel coltello è spuntato fuori e lui le ha dato tre coltellate all’altezza del seno». E va avanti: «A quel punto ha preso il manubrio di ferro che si era portato su con lui e l’ha colpita più volte alla testa. Quindi è sceso, si è cambiato e al mattino dopo ha dato l’allarme». Dopo questa prima confessione, i due avrebbero deciso di farlo parlare ancora «perché non siamo d’accordo con questo tipo di delitti, pur avendone combinate tante». Ecco che il 5 giugno hanno consegnato altri fogli: Saveri sugli stessi avrebbe disegnato la scena del crimine, con tanto di didascalie. «Abbiamo consegnato anche quelli. Saveri ci ha anche detto che è andato a trovare la sua ex moglie, che è passato dal bancomat a prelevare e che si è cambiato le scarpe, indossandone un paio di un numero più grande». Ma perché Saveri avrebbe dovuto confessare quanto fatto ai suoi compagni? «Perché magari ha pensato che potessimo aiutarlo trovando qualcuno fuori che si prendesse la colpa, qualcuno che non ha niente da perdere, per esempio», le parole sempre di Riccardo che nel frattempo è stato trasferito in un altro carcere per incompatibilità con altri detenuti. A scrivere le “relazioni” è Stefano Tarascio il quale però dopo qualche settimana invia una lettera alla Procura dicendo di essersi pentito e di voler ritrattare. Dopo la testimonianza di Riccardo, Saveri non si è trattenuto e il giudice gli ha dato la parola: «Non ho mai confessato, non sono stato io e non ho mai disegnato nulla», le sue ferme parole. È la volta di Tarascio. All’invito di raccontare quanto accaduto, il testimone ha detto di non ricordarsi nulla. Zero. Non si ricordava della lettera, dei disegni, delle conversazioni avute con gli agenti di Polizia. Nemmeno quando gli sono state mostrare le immagini di lui che parla e racconta gli è venuto in mente qualcosa. «Non lo so, non me lo ricordo. Sì la scrittura è la mia ma non so niente. Sì, quello nel video sono io ma non so cosa ho detto». Chiusura assoluta e a nulla è valso ricordargli che stava rischiando grosso, che sarebbero aumentati ancora i suoi anni di pena. La prossima udienza è fissata per il 5 luglio.
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