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cronaca

Ferrara, l'Archivio di Stato resta per buona parte inagibile

Trasferita la quasi totalità del materiale. Non si può consultare per carenze logistiche


14 giugno 2022 GIAN PIETRO ZERBINI


FERRARA. L’Archivio di Stato è ridotto da più di tre anni ad un terzo della sua potenzialità e con ancora molti problemi logistici da risolvere per via di una situazioen precaria che si protrae nel tempo. Una sola piccolissima parte degli spazi del complesso di Palazzo Borghi di corso Giovecca è al momento attiva e funzionale ed è quella inaugurata a meno di un anno dal terremoto del 2012 sul lato in via Coramari. Il lato più consistente della struttura che conteneva i documenti su via del Pozzo è stato dichiarato inagibile nell’aprile 2019, mentre la parte di affaccio di Palazzo Borghi è ancora inagibile dopo il terremoto del 2012 e al momento anche il monumentale scalone è inaccessibile al pubblico.

L’allarme Il grido d’allarme sullo stato di salute di una struttura utile non solo ai ricercatori storici, ma anche a molte categorie di professionisti per i documenti che contiene, dal 1300 ai giorni nostri, è confermato pure dall’attuale direttore dell’ufficio ferrarese dell’Archivio di Stato, Davide Guarnieri.

Questioni di chilometri Se pensiamo che l’Archivio di Stato in teoria dispone di circa 10 chilometri di patrimonio archivistico, ma di questo solo 1, 5 sono attualmente accessibili alla consultazione nella sede di corso Giovecca, si capisce la difficoltà in cui versa per mancanza di spazi in quanto i restanti otto chilometri e mezzo sono stato trasferiti in un deposito per l’inagibilità dichiarata nel 2019 della parte dell’edificio che confina con via del Pozzo. Il direttore «Il primo aprile 2019 – racconta il direttore Davide Guarnieri – il deposito principale, quello sul lato di via del Pozzo, venne chiuso a causa di un provvedimento dei vigili del fuoco di Ferrara. Il provvedimento prevedeva lo svuotamento entro un anno di tutta la carta in esso contenuta. Dall’allora direttrice venne richiesta ai vigili del fuoco ed accordata una proroga di sei mesi. La mia direzione ha avuto inizio il 20 dicembre 2019 “obtorto collo”. Ancora prima del mio incarico ho segnalato agli uffici superiori due possibili sede alternative: una dichiarata inizialmente non disponibili, in pieno centro, l’altra nella immediata periferia cittadina. Causa Covid si è giunti alla stipula della richiesta di offerta di outsouring senza possibilità di consultazione il 9 luglio 2020: la scelta per la non consultazione venne fatta sia per i tempi strettissimi in cui il trasloco doveva essere effettuato sia per le condizioni stesse di conservazione dei fondi archivistici».

Archivio “svuotato” Il 29 luglio c’è stata la partenza dei primi bancali e il 14 ottobre è terminata la spedizione materiale dall’Archivio di Stato di Ferrara. Il fondo Tribunale, già dichiarato inconsultabile a causa delle pessime condizioni di conservazione, a far data dal 16 giugno 2016, è stato inviato a sanificazione utilizzando fondi giacenti in cassa da anni ed in scadenza anno solare 2020. Una volta pulite le carte sono state inviate anche esse in outsourcing.

Assegnazione fondi Nel frattempo sono stati assegnati dei fondi per la sistemazione della facciata delle vie Pozzo e Coramari: entro la fine del 2022 sarà ripristinato l’intonaco, ed eliminata la mantovana di protezione. Intanto la scorsa settimana è avvenuto il primo sopralluogo dei rappresentanti delle ditte del RTI che dovranno occuparsi della progettazione del deposito archivistico chiuso dal primo aprile 2019 e svuotato in piena emergenza pandemica. Mentre si attendono notizie, a dieci anni dal terremoto, per quanto riguarda la sistemazione dell’ala storica di palazzo Borghi che si affaccia su corso Giovecca, si deve sottolineare come precisa il direttore Guarnieri che il Ministero della Cultura abbia stanziato con il decreto attuativo della norma prevista all’articolo 1, commi 364 e 365 della Legge di Bilancio 2022, la somma di 900mila euro per l’acquisto di una nuova sede ed 800 mila per la sua sistemazione. Dagli uffici superiori si attendono notizie anche per quanto riguarda la sola messa in sicurezza dell’ala storica che affaccia su corso Giovecca, danneggiata gravemente dal terremoto.

La collaborazione Uno degli obiettivi del direttore è stato quello di riallacciare quei rapporti con enti ed associazioni culturali inspiegabilmente interrotti: sono state così riprese le collaborazioni con Comunità ebraica ed archivio storico Comunale di Ferrara ed avviate quelle con il Consorzio di Bonifica, C. N. R. – Insmed, Gruppo Archeologico Ferrarese ed Università di Ferrara collaborando al master in Archivistica, Paleografia e Diplomatica. È stato poi iniziata un’attività di recupero delle mappe del cessato catasto della provincia di Ferrara che si trovano in cattive condizioni: annualmente saranno richiesti altri fondi al Ministero per proseguire il restauro iniziato con quelle del territorio di Bondeno e Voghiera.

Ministero batti un colpo Viste le condizioni in cui si trova l’Archivio di Stato e i tempi lunghi per il recupero, non sarebbe il caso di trovare soluzioni logistiche alternative? Da anni c’è solo un’ala, la più piccola, che è funzionante, un’altra è chiusa per i danni del terremoto dal 2012 e la terza, la più capiente, è stata dichiarata inagibile nel 2019. Ministero, se ci sei batti un colpo, perché la situazione di stallo in cui si trova l’Archivio di Stato a Ferrara, ormai è insostenibile, creando disagi all’utenza e alla città.

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