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cronaca

Il Po mai così basso in 70 anni, si rischia lo stop irrigazioni

A Stellata da ieri una draga al lavoro per abbassare il fondale del fiume. Il Consorzio Burana ha fatto un sopralluogo a Bondeno Palata col prefetto


17 giugno 2022 di Gianluca Pedrazzi


Ferrara Don camillo e Peppone starebbero sull’argine con gli occhi sgranati sì ma per la siccità. Storica. Mai accaduto che il livello idrometrico del Po al Ponte della Becca sia sceso a -3,7 metri su livelli più bassi da almeno 70 anni. Talmente basso che c’è pure il problema dell’avanzare del cuneo salino per la risalita dell’acqua di mare che rende impossibile la coltivazione nelle zone del delta.

L’altro giorno Francesco Vincenzi presidente del Consorzio di Burana ha effettuato un sopralluogo invitando il prefetto di Modena, Alessandra Camporota, all’impianto di scolo Bondeno Palata, nel Ferrarese, per fare capire la drammaticità della situazione. E ieri una draga è entrata in azione per scavare 300 metri e creare un corridoio d’acqua verso le pompe degli impianti sussidiari Pilastresi a Stellata, nel Ferrarese ma al confine con la Bassa Modenese perché altrimenti il livello del “grande fiume” è così basso che l’acqua non avanza.Nella Giornata Mondiale della lotta alla Desertificazione e Siccità , che suona come beffa cadendo oggi in un venerdì 17 giugno, quando l’estate deve ancora entrare nel vivo, siamo già alla resa dei conti dell’emergenza siccità. Che si somma a tutto il resto dei problemi che tutti tocchiamo con mano in questi mesi...

Lunedì prossimo il Consorzio della Bonifica Burana ha convocato le associazione agricole per fare il punto (drammatico) della situazione, mentre il meteo non lascia speranze all’arrivo di piogge (lasciamo stare i temporali sporadici che poi spesso fanno ancor più danni con violentissime grandinate...).

«Se perdura questa situazione non ci saranno più le condizioni per prendere acqua da Po - sentenziano Francesco Vincenzi, presidente del Consorzio Bonifica di Buranai - Per la situazione che si sta prospettando e sebbene il Consorzio di Burana da anni lavori per migliorare i sistemi di prelievo di acqua dai fiumi anche a basse quote, con il previsto rialzo delle temperature e del picco di caldo atteso nel fine settimana, in un periodo già caratterizzato da afa e temperature mediamente più elevate del passato - parliamo di +4° rispetto alla media climatica 1991-2019 solo a Modena... - chiediamo la massima collaborazione a tutti affinchè si faccia un uso oculatissimo della scarsa risorsa idrica a disposizione».

Detto da chi presiede uno dei Consorzi di Bonifica più importanti dell’Emilia Romagna, un reticolo di corsi d’acqua naturali e artificiali che determinano l’assetto idraulico del territorio. Un sistema che da monte a valle, dal piccolo fosso al torrente e al fiume significa solo per Burana la gestione di oltre 242mila ettari che sconfinano anche in Toscana e Lombardia, col cuore focalizzato sul Modenese, ma con un coinvolgimento diretto anche in parte del Bolognese, Mantovano, Ferrarese e perfino Pistoiese. Solo in pianura i circa 170 dipendenti del Burana gestiscono qualcosa come 2.200 chilometri di canali, 56 impianti idrovori, una cassa di espansione, 88 stazioni di telerilevamento, 50 chilometri di fasce boscate e più di 2mila manufatti. Un reticolo idraulico idraulico artificiale fatto di infrastrutture connesse che assicurano la corretta gestione e distribuzione delle acque superficiali per la salvaguardia, la tutela e lo sviluppo del territorio e dell’economia. Un lavoro che spesso passa inosservato, ma di fondamentale importanza per la salvaguardia ambientale, la sicurezza della popolazione e il territorio agricolo di una piccola grande “California” quale è la Pianura Padana.

Ma nella Giornata Mondiale della lotta alla Desertificazione e Siccità che per giunta quest’anno cade in un venerdì che fa pure di numero 17 siamo alla resa dei conti anche qui. Senza il via l ibera a investimenti, nuovi bacini per fare scorta di acqua, con una evoluzione climatica che non dà speranze, tutto si fermerà. Come le pompe che in questi giorni irrigano i campi per portare in tavola le bontà emiliane. L’acqua è un bene. Un tesoro da conservare. Ma c’è chi solo ora se ne accorge. Quando il Po è ridotto a una pozzanghera.l
 

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