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EMERGENZA SICCITà

Ferrara, acqua verso il razionamento

Ferrara, acqua verso il razionamento

A rischio i raccolti di grano, mais e pomodori. Calderoni: «Perdite ingenti per gli agricoltori».La Regione intende chiedere al Governo di riconoscere lo stato di emergenza nazionale

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FERRARA. La siccità non dà tregua. E pensare che non siamo (da calendario) ancora entrati in estate. Una situazione di caldo anomalo che mette a repentaglio molte colture agricole e ha già cominciato a influire anche sui prezzi sugli scaffali dei prodotti alimentari. Con lo spettro ben poco rassicurante dell’acqua razionata, almeno in agricoltura. Problemi che alcuni anni fa erano assolutamente eccezionali e di fatto non pensati, si ripropongono oggi in tutta la loro drammaticità. L’afa assedia la città e fa impennare i consumi elettrici per l’uso dei condizionatori, provocando black out elettrici. L’emergenza climatica sta presentando un conto salatissimo anche a Ferrara. E proprio le regioni, e i territori, che come Ferrara si affacciano sul Po sono quelli che stanno vivendo lo stress maggiore.

IL SINDACO

Intanto il sindaco di Ferrara, Alan Fabbri, dichiara: «Bene l'annunciata richiesta al Governo, da parte della Regione, dello Stato di emergenza nazionale per la grave situazione legata alla siccità». E mentre il sindaco Fabbri plaude, Regione e sindaci formalizzeranno, probabilmente domani, la richiesta di uno stato di calamità che riguardi soprattutto l’agricoltura. Un viaggio, ieri mattina, a Marrara, cuore della campagna ferrarese, consente di mettere a fuoco i guai più impellenti. Pomodoro, mais, grano tenero: queste le colture a maggiore rischio. Perdite che, per il grano, potrebbero arrivare anche al 30%.

CALDERONI

Stefano Calderoni, nella duplice veste di presidente del Consorzio Bonifica Pianura e della Cia la confederazione degli agricoltori, mette in guardia su possibili scenari legati alla parola razionamento. «Si rinnovano quotidianamente le grida di allarme di imprese e organizzazioni agricole – dice subito Calderoni, affiancato dall’amico imprenditore agricolo Federico Biasio – Secondo la Cia è a rischio il 50% circa dell’intera produzione agricola. Il problema dell’irrigazione è però ormai un’emergenza anche nelle regioni a noi più vicine. Se per il profilo abitativo, cioè i nostri rubinetti di casa, non si è ancora sulla soglia dell’emergenza vera e propria, in agricoltura – aggiunge Calderoni – l’asticella dell’allarme è già stata superata. Ci sono anche fattori concomitanti che purtroppo contribuiscono a rendere la situazione ancora più drammatica. Mi riferisco in particolare all’esempio del grano tenero che presenta chicchi molto ridotti perché la coltura è andata in stress a causa delle temperature anomale degli ultimi mesi, e quindi anche in questo caso il raccolto sarà minore».

Ma non soffre soltanto l’agricoltura, ma anche il mare. Il cuneo salino preoccupa gli agricoltori e anche gli allevamenti ittici: la siccità e la temperatura dell’acqua superiore anche di 5 gradi rispetto alla media, stanno mettendo a rischio le coltivazioni di vongole, cozze e ostriche. Ad aggravare la situazione non c’è soltanto la carenza di pioggia, ma anche il caldo che in questi giorni sta interessando le campagne del Ferrarese. E le previsioni, purtroppo, non sono fauste, e dicono che questa arsura continuerà, soprattutto da oggi e fino a mercoledì. Le temperature raggiungeranno i 40 gradi in molte città della provincia.

LA REGIONE

Ad annunciare la posizione della Regione è l’assessore all’ambiente Irene Priolo: «La siccità preoccupa – dice – e la Regione è pronta a chiedere al Governo lo Stato di emergenza nazionale – dice Priolo – Un passo necessario per fronteggiare una situazione complessa dal punto di vista ambientale, che ha preoccupanti ricadute sul fronte delle produzioni agricole, ma non solo. Gli habitat naturali sono messi a dura prova e registriamo anche una forte risalita del cuneo salino. In queste ore – aggiunge ancora Priolo – stiamo lavorando per istruire la pratica, completa e approfondita, affinché sia accolta da Palazzo Chigi». «Ho parlato anche con il capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio – dice ancora Priolo – che ha condiviso con noi che la situazione è seria e problematica. Si è impegnato a portare la questione all’attenzione del Governo e in particolare dei ministri competenti, ed è già al lavoro in queste ore».

L’assessore Priolo, inoltre, già nel pomeriggio di martedì ha convocato, a Bologna, una cabina di regia per gestire l’emergenza. Saranno analizzati i dati aggiornati dell’Osservatorio del distretto del Po, che si riunisce domani, per avere una situazione più chiara. Assieme alla Regione – con i propri settori Ambiente, Protezione civile, Arpae e Agricoltura – a fare il punto della situazione e mettere in campo i primi interventi sono stati chiamati anche i gestori del settore idro-potabile, vale a dire Atersir (Agenzia territoriale dell’Emilia-Romagna per i servizi idrici e rifiuti) Anbi (Associazione nazionale bonifiche irrigazioni miglioramenti fondiari) Consorzio Canale emiliano-romagnolo e, naturalmente, l’autorità di distretto del Po, punto di snodo. «L’emergenza idrica – conclude Priolo – coinvolge principalmente l’attività irrigua del settore agricolo, comparto fondamentale per l’economia regionale, ma ci preoccupa anche il fronte idro-potabile alla luce delle previsioni meteo delle prossime settimane. La forte siccità del Po potrebbe impattare con la capacità di approvvigionamento del canale emiliano-romagnolo che contribuisce anche alla fornitura della risorsa idro-potabile della Romagna». Dove la parola idro-potabile indica la necessità del settore casa, i nostri rubinetti privati. Che per ora non dovrebbero correre rischi. Ma fino a quando? 

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