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cronaca

L'agricoltura è in ginocchio, il Consorzio di Ferrara: non sprecate acqua

Calderoni: «Per decenni ci siamo dimenticati della salute del fiume Po». Ancora 10 giorni prima della vera emergenza: il rischio razionamento persiste


22 giugno 2022


di Marcello Pulidori

Pontelagoscuro. Non sprecare acqua. Oggi più che mai. Evitare di annaffiare esageratamente gli orti, evitare di riempire le piscine (chi ce l’ha) e di sguazzare cortili e corti. Ricordate i consigli dati agli alunni delle elementari? Ecco, ora sono diventati consigli per tutti. Ieri alla centrale dell’acqua di Pontelagoscuro i vertici del Consorzio di Bonifica “Pianura” hanno illustrato la situazione dell’acqua e la sua disponibilità. «Le forniture sono ancora regolari – assicura Stefano Calderoni presidente del Consorzio “Pianura” – ma il problema in questo momento è un altro: per decenni ci siamo dimenticati del fiume Po e ora siamo costretti a rincorrere il tempo perduto». Servono interventi strutturali, quindi. Non solo il Po ma anche i fiumi affluenti e quelli che solcano il suo territorio. Perché anche gli altri corsi d’acqua sono ai minimi storici, prosciugati da una siccità perdurante che anche nei prossimi 10 giorni promette di non allentare la presa. E che rischia di tradursi in vera e propria emergenza idrica.

I dati Dall’inizio del 2022 si è registrato un calo del 53% nelle precipitazioni nella provincia di Ferrara rispetto alla media storica degli ultimi 10 anni. Un quadro allarmante che si ripercuote sia sull’agricoltura che sulla idro-potabile, con l’allarme lanciato dal Consorzio di Bonifica sull’inevitabile necessità di razionare l’acqua entro la fine dell’estate. Ma ancora, come lo stesso Calderoni aggiunge, «non siamo in situazione di emergenza, né nelle campagne né (ma questa non è nostra competenza) per le abitazioni e gli usi civili».

Gli obiettivi L’obiettivo primario dell’ente è continuare a garantire la possibilità d’irrigazione al settore agricolo anche nelle prossime settimane quando ci sarà la massima richiesta. «Dobbiamo garantire alle nostre aziende agricole – prosegue Calderoni – di continuare a irrigare le colture, molte delle quali rischiano di diventare improduttive per l’assenza di precipitazioni. Per questo stiamo mettendo in campo tutte le misure necessarie in questa fase di forte criticità – ha spiegato ancora il presidente del Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara, ieri mattina all’impianto idrovoro di Pontelagoscuro, diventato il simbolo in questi giorni della più grande secca del bacino del Po degli ultimi 70 anni – bisogna essere attenti a ogni aspetto di questa difficile situazione».

La profondità Attualmente il livello del Po, dal quale proviene il 99% dell’acqua per uso irriguo, è a un metro, lo stesso del 2006, e tecnicamente è ancora possibile effettuare i prelievi, ma il limite è vicino e per questo il Consorzio sta lavorando a una serie di interventi per continuare a garantire l’acqua. Come ha spiegato il direttore generale Mauro Monti: «Nonostante la fase di criticità dei livelli del Po, le derivazioni stanno funzionando in maniera soddisfacente, ma sappiamo che tra 15-20 giorni la richiesta irrigua nel Basso Ferrarese sarà massima e vogliamo in tutti modi evitare il razionamento. Per questo il nostro piano siccità è operativo e – dice ancora Monti – abbiamo già attivato una serie di pompe provvisorie per recuperare l’acqua che dai canali di scolo va verso il mare e immetterla nuovamente negli impianti. Inoltre abbiamo accresciuto la capienza dei canali, aumentando di 10-15 cm la quota d’innesco delle pompe degli impianti. Siamo anche pronti, in caso di necessità, a deviare verso monte parte dell’acqua che arriva da Codigoro e si immette nel terzo tronco del Po di Volano per disperdersi nel mare. Misure per recuperare, in sostanza, tutta la risorsa idrica che andrebbe “persa” e che in questo momento è davvero preziosa».

Dall’autunno, passata la fase emergenziale, il Consorzio lavorerà insieme a tutti gli attori politici e istituzionali, come ricordato ieri da Calderoni, per attuare strategie di sistema e avere una riserva idrica sufficiente anche in caso di siccità estrema: «Chiaramente stiamo scontando i ritardi di una mancata programmazione per il bacino del Po – ha continuato Calderoni – e la mancanza di progetti per creare un sistema adeguato a cambiamenti climatici che erano previsti. In autunno, anche grazie ai fondi del Pnrr, sarà necessario progettare, finalmente, quel sistema di invasi delle acque di Alpi e Appennini per conservare l’acqua e utilizzarla quando serve. Serve un progetto resiliente – ha detto ancora Calderoni – capace di adattarsi alle nuove esigenze irrigue delle attività produttive, altrimenti si rischia il default della nostra economia, e non solo». «Vorrei infine chiedere alle nostre aziende agricole – ha concluso il presidente del Consorzio – di avere pazienza perché le misure attivate potrebbero causare qualche momentaneo disagio, ma i tecnici del Consorzio stanno lavorando 24 ore su 24»l


 

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