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cronaca

Petrolchimico, nuovo problema per Ferrara

Le forniture sono sospese per un guaio all'impianto di Priolo: stop produttivi. E all'orizzonte ci sono altri ostacoli: i lavoratori pronti alla mobilitazione "come nel 1980"


22 giugno 2022


di Stefano Ciervo

Ferrara. Dal tavolo della chimica di oggi a Roma, ed eventualmente dall’incontro con Eni Versalis del 6 luglio, i lavoratori del petrolchimico si attendono «interventi concreti per salvaguardare la chimica di base non solo nel quadrilatero padano, ma in Italia». Se non dovessero arrivare, sarà mobilitazione di tutto il petrolchimico, e non solo. È quanto emerso dall’assemblea alla mensa di piazzale Donegani, con i lavoratori chimici, della logistica, della manutenzione, chiamati da Cgil e Uil, mentre mancava ancora la Cisl. La preoccupazione comune è alimentata da quanto successo dopo la chiusura del cracking di Marghera, che sta già causando, è la denuncia dei delegati, fermate negli impianti ferraresi, anche per via dei problemi crescenti all’impianto di Priolo, in Sicilia, dove ora si riforniscono le navi che alimentano Ferrara via pipeline.

«L’impianto X è pronto da sabato mattina, dopo la manutenzione, ma non arrivano le autorizzazioni a ripartire. Oggi ci hanno detto che il problema è Priolo» ha spiegato Andrea Boldrini, delegato Versalis. Il cracking è stato fermato e sarà completamente riavviato solo la prossima settimana, causa un guasto al compressore, ma incombe anche il rischio fermata dell’intero sito siciliano, a causa di un provvedimento della magistratura siracusana contro i responsabili dello smaltimento acque reflue. E all’orizzonte si profilano problemi di fornitura al cracking siciliano, «la virgin nafta arriva dalla raffineria Lukoil: cosa succederà ad inizio anno con l’embargo al petrolio russo?» si è chiesto Luca Fiorini (Filctem Cgil). Per questo, ha aggiunto, «siamo ad uno scenario mai visto dal 1980: vita o morte dello stabilimento sono in gioco come allora». Preoccupa per ora di meno la crisi idrica, visto che la presa d’acqua sul Po è un metro sotto quella di Hera.

I lavoratori intervenuti hanno chiarito di essere pronti alla mobilitazione, «ma dev’essere chiaro l’obiettivo»: Ferrara non si salva da sola, serve l’accordo Eni-Basell e il problema non solo la chimica ma l’intero indotto, compresi i lavoratori meno tutelati degli appalti. E qualche puntura è arrivata, di nuovo, al Comune, «in questa città si parla molto di gazebo e feste ma non si sente nulla sul sito industriale più importante».

Dopo i richiami ad un maggior protagonismo del governo di Vittorio Caleffi (Uilcem) e Fausto Chiarioni (Filctem), è toccato al “nazionale” Marco Falcinelli inquadrare gli obiettivi: «La riconversione verde si fa salvaguardando i settori strategici. E al largo di Marghera ci sono giacimenti di gas che i croati estraggono e ci rivendono con rincari».

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