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cronaca

Chimica, arrivano i fondi del Pnrr

Per la prima volta il governo parla di «settore strategico». Evocate risorse europee. «Decisioni rapide e concrete»


23 giugno 2022 Stefano Ciervo


FERRARA I ministri Cingolani e Giorgetti non si sono fatti vedere, ma questa volta il tavolo ministeriale della chimica sembra voler entrare nel cuore del problema creato, tra gli altri, dalla chiusura del cracking di Marghera e dalla crescenti difficoltà del “sostituto” di Priolo: salvare le produzioni indispensabili per l’intera industria italiana, a partire dal petrolchimico di Ferrara. I toni e la sostanza della nota di ieri pomeriggio, al termine dell’incontro romano tra aziende, associazioni di categoria e sindacati, sono abbastanza inediti: «Servono decisioni rapide e concrete» ha detto infatti il viceministro Gilberto Pichetto, citando per la prima volta «la buona disponibilità di fondi grazie al Pnrr». Se si tiene conto che nel Piano nazionale di ripresa e resilienza non c’è al momento neanche una parola sulla chimica, il cambio di passo è notevole: evidentemente i guai di Priolo, anche in prospettiva con le ricadute della guerra, che toccano direttamente Eni, devono aver dato la scossa a livello ministeriale, pur se tutto dovrà essere declinato in termini concreti.

Il tavolo Non erano in effetti attese decisioni operative, da un tavolo eminentemente “politico” dal quale, peraltro, erano escluse le Regioni. Però i lavoratori ferraresi l’altro giorno in assemblea avevano chiesto quanto meno un impegno chiaro del governo, a fronte delle prime ripercussioni sugli impianti ferraresi delle carenze di etilene e propilene. Al tavolo di ieri erano per l’ennesima volta assenti i ministri, e a fianco di Pichetto e di Vannia Gava, sottosegretario al Mite, si sono trovati i segretari generali dei chimici Cgil, Cisl e Uil, Federchimica in rappresentanza delle grandi imprese, Unionchimica per le piccole, poi Versalis, Solvay, Basell e Ineos.

Non deve essere emerso un quadro rassicurante, se Pichetto ha messo in chiaro che sulla chimica «è in gioco il futuro del Paese». C’è stato appunto un primo impegno, a parole, dell’esecutivo anche nei confronti delle strategie del settore, che i sindacati accusano essere state completamente affidate ad Eni: «Come Mise e come governo abbiamo il dovere d’indirizzare e accompagnare il settore sia in questa difficile congiuntura economica che nella riconversione industriale legata alla transizione ecologica - ha affermato Pichetto - Abbiamo grazie al Pnrr una buona disponibilità di fondi ed è a mio avviso necessario in questo momento un coordinamento sinergico con tutte le amministrazioni competenti in materia, per arrivare ad una posizione nazionale chiara nei confronti della Ue». Qui il riferimento sembra al futuro della plastica, visto che poi si è parlato «di tutte le problematiche legate all’aumento dei prezzi delle principali materie prime e dell’energia, così come dell’impatto che stanno avendo le misure prevista dalla transizione ecologica su un settore che conta quasi 3mila imprese, con riflessi su tutte le filiere più importanti del Paese, dall’automotive all’edilizia, dal biomedicale al tessile». Il tavolo sarà reso permanente e a settembre è prevista una nuova convocazione, prima del Def.

I lavoratori Prudenti restano i sindacati, «dopo un anno i problemi sono ancora gli stessi e ancora irrisolti» ha scritto ad esempio la Uiltec emiliana agli iscritti. Lo spiraglio però è che è «stata riscontrata una condivisione sulle prospettive». Su Versalis si attende il Piano industriale, il 6 luiglio, e su Priolo è stato evocato «il pericolo che la vicenda del deputatore sequestrato potrebbe avere sull’intero comparto»; ricordato anche il problema delle forniture di gas a Yara. l

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