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Morto all’ospedale Maggiore: la procura apre l’inchiesta

Morto all’ospedale Maggiore: la procura apre l’inchiesta

Il padre: nessuna vendetta cerco la verità sulla tragedia di mio figlio

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Ferrara Cosa è accaduto e cosa non doveva accadere? È stato fatto il possibile per una situazione ritenuta imprevedibile o vi sono state omissioni nella gestione di un ragazzo che aveva problemi psichiatrici e come tali doveva essere trattato, curato, contenuto? Sarà l’inchiesta che la procura di Bologna ha aperto a dare una verità sulla tragedia della morte di Leonardo Riberti, il 21enne ferrarese deceduto martedì scorso all’ospedale Maggiore di Bologna dopo esser caduto da una finestra del reparto in cui era ricoverato. La procura di Bologna ha aperto una inchiesta contro ignoti, e il pm incaricato, Luca Venturi, non ha disposto l’autopsia sulla salma del ragazzo ma ha deciso di approfondire il caso con accertamenti ulteriori, tra i quali l’acquisizione-sequestro della documentazione sanitaria, le cartelle cliniche degli ospedali di Cona (dove il ragazzo era stato ricoverato in un primo momento la settimana scorsa) e appunto il Maggiore di Bologna, teatro della tragedia che risale a martedì scorso. Una tragedia sulla quale subito il padre del ragazzo, Davide Riberti, avvocato civilista ferrarese, assistito dal suo legale, l’avvocato Fabio Anselmo, ha fin dai primi momenti chiesto chiarezza alla luce di alcune circostanze sulla sottovalutazione delle condizioni psichiatriche del ragazzo, denunciata appunto dal familiare. Lo stesso papà, ieri per voce del suo legale spiegava e commentava l’evoluzione della vicenda: «Sono alla ricerca della verità, non per una vendetta ma perché è giusto e sacrosanto che così debba essere». Da qui le richieste di chiarezza ritenute «pertinenti e meritevoli di seria considerazione», spiega la procura, per valutare se vi siano responsabilità od omissioni da parte dell’ospedale di Cona e del Maggiore di Bologna nel prendere in cura il ragazzo, con problemi psichiatrici. Ripercorrendo le tappe della vicenda, da quel 17 giugno quando il ragazzo in preda ad allucinazioni era stato ricoverato a Cona, poi il lunedì seguente ingoiò una pedina incastrata nell’esofago, e per liberarlo era stato trasferito al Maggiore di Bologna e qui operato. Dopo l’operazione, il ragazzo aveva cercato di scappare dall’ospedale ed era stato fermato, ma una seconda volta alle 4. 30 sarebbe caduto da una finestra ed è morto. Una ricostruzione che ha parecchi punti oscuri cui ora l’inchiesta dovrà dare risposte. 

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