«Non facevo i vaccini»: la dottoressa Gennari confessa, adesso nei guai i suoi pazienti "scoperti"
Il medico lo ha riferito al pm nell'ultimo interrogatorio. "I soldi che prendevo: erano regali dei pazienti" ha di nuovo confermato difendendosi dalle accuse di corruzione. Sono centinaia di ferraresi che adesso risultano non vaccinati e dovranno decidere cosa fare. Oltre ad essere processati per falso
Ferrara «Sì, è vero che non facevo i vaccini ai pazienti, che facevo finta di iniettare loro le dosi. I soldi che prendevo? Non li chiedevo, erano i pazienti a darli, era una sorta di regalia, un gesto di riconoscenza»: lo aveva detto anche pochi giorni dopo il suo arresto, alla Nuova Ferrara. Allora Marcella Gennari si difendeva – era metà marzo – quando in tribunale i giudici la volevano interrogare e lei si nascose dietro il silenzio, alla formula classica del “mi avvalgo della facoltà di non rispondere”. Perché rispondendo, avrebbe dovuto ammettere l’evidenza dei fatti. Lo ha fatto, poco tempo fa- questo l’aggiornamento – all’ultimo faccia a faccia con pm e Guardia di finanza. L’ultimo di una lunga serie per la dottoressa Gennari in cui ha dovuto fare i conti con le accuse che le vengono mosse: corruzione, peculati, falsi. Roba su cui non scherzare, nemmeno con lo scudo dei principi “no vax” che lei stessa, del resto – come anche la collega Chiara Compagno, arrestata nella stessa indagine e ancora oggi ai domiciliari come la Gennari – ha per così dire rinnegato: ammettendo di essersi vaccinata.
Sembra un passato remoto, ma è tutto di appena 5 mesi, quando il green pass era il “lasciapassare” per tornare a vivere, tentare di farlo dopo 2 anni di pandemia, limiti, privazioni, divieti-. Loro la Gennari e la Compagno, avevano inventato un sistema molto fai da te per aiutare i “no vax”, convinti o meno, a vaccinarsi con il trucco ed ottenere il pass per poter, in primis, lavorare.
La Gennari come la Compagno incastrata dagli ispettori della Finanza grazie alle telecamere nel suo ambulatorio in via Armari (vedi foto a fianco) : la si vedeva preparare la siringa, aprire la fiala, poi, invece – a seconda dei casi – fingere di far l’iniezione, stantuffare la siringa e gettar via il liquido. O caricarla solo con acqua e usarla così per diversi pazienti (pratica incosciente e pericolosa, contestata anche questa) . Lei, dicevamo, dopo almeno 5 interrogatori, all’ultimo ha confessato ciò che ha sempre ammesso. Per quei vaccini finti.
E adesso? Viene il brutto. Per i suoi pazienti, di cui dovuto far nomi, (registrati anche dalle telecamere) visto che sono “scoperti” dal vaccino, e dovranno decidere se farsi vaccinare oppure continuare ad oltranza la “lotta contro la dittatura sanitaria” che aveva imposto quel greenpass, “simbolo della perduta libertà”, come recitava l’antologia “No vax” fino pochi mesi fa, che sembra oggi un passato assai lontano.
E se non è più d’attualità il problema (a meno che si vedrà nel prossimo autunno, l’evoluzione del contagio) , resta il fatto che l’inchiesta, ormai maxinchiesta per come è poi emerso, deve essere chiusa. La Gennari, ad esempio, da quanto si apprende, dovrà essere interrogata un’altra volta: troppe e tante le posizioni di cui deve render conto agli inquirenti. Che dovranno chiudere le indagini a carico delle due dottoresse e di oltre 500 ferraresi (ultima stima) che patteggeranno la pena (sotto i due anni) per l’uso di quel falso green pass, avuto coi falsi vaccini. l
Daniele Predieri
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