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Asl e Sant’Anna al secondo round, la fusione ora sarà sperimentale

Asl e Sant’Anna al secondo round, la fusione ora sarà sperimentale

Ieri l’insediamento a Cona della neo-commissaria Calamai: ci sarà un doppio binario, locale e nazionale

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Ferrara Che non sarà una passeggiata lo dice anche lei. Monica Calamai, dall’1 agosto neo-commissaria straordinaria dell’azienda ospedaliera di Ferrara, incarico che affianca a quello di direttrice generale dell’Asl, ieri si è insediata ufficialmente in via Aldo Moro, a Cona, nell’ufficio appena liberato da Paola Bardasi, chiamata a Piacenza per reggere il timone dell’Asl locale. Ma al Sant’Anna l’hanno vista in giro anche il giorno prima. Per i prossimi due anni e mezzo farà la spola fra via Cassoli (fino a quando la sede dell’Asl resterà nell’edificio che si affaccia sullo stadio Mazza) e l’hub provinciale, dove convivono ospedale e università.

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Il suo incarico mette sotto lo stesso ombrello le due aziende sanitarie pubbliche della provincia che – a valori di bilancio – pesano insieme 1,1 miliardi di euro e danno lavoro con vari tipi di contratto a 5.700 dipendenti (medici, infermieri, oss, tecnici, laureati delle professioni, amministrativi). Ma si tratta solo di un altro passo, come ha spiegato ieri la stessa Calamai, verso il progetto di fusione. Che dovrà marciare sospinto da un documento ministeriale che aprirà la strada ad un percorso “sperimentale” e si concluderà – se andrà in porto, dopo una decina di anni di gestazione, integrazioni di servizi e funzioni, rallentamenti e annunci vari – con l’atto costitutivo della nuova azienda sanitaria universitaria.

Non si sa ancora se a questa definizione sarà aggiunto anche un nome proprio (come è avvenuto storicamente per l’Arcispedale) ma quel che è certo e che in qualsiasi caso il progetto ferrarese aprirà un orizzonte anche per le altre Regioni italiane. L’unificazione di un’azienda ospedaliero-universitaria con una territoriale non è infatti ancora prevista dalla normativa: il modello è stato adottato da qualche anno in Friuli Venezia Giulia, che però è una regione a statuto speciale.

Altrove sono state fuse aziende ospedaliere (senza componente universitaria) e Asl, ma portare nello stesso contesto aziendale Asl e università sarà la missione speciale di Ferrara e di Parma. Due progetti nati con la benedizione e l’input della Regione Emilia Romagna che, tanto per rimanere nella provincia estense, ha già confermato di voler chiudere la partita entro la legislatura (la scadenza naturale è gennaio 2025).

«La fusione è un traguardo definito da tempo – ha dichiarato la neo-commissaria – e si tratta di un approdo cogente. C’è un pregresso che ha interessato l’integrazione di diverse strutture (personale, area tecnica, affari generali), che non sempre è stato sufficientemente pubblicizzato, e un itinerario in corso, sull’azienda digitale ad esempio», che dovrà agevolare il dialogo fra le due maxi-strutture sanitarie. Una delle incombenze più impegnative è legata all’unificazione del controllo di gestione e dei servizi finalizzati alla stesura dei bilanci, che dovranno essere accorpati in un unico documento. «Un lavoro imponente – ha sottolineato Calamai – Dovranno essere messi in comune servizi oggi separati con risultati che non potranno essere contraddittori, un’attività certosina che dovrà essere compiuta anche sull’aspetto normativo. Dovremo migliorare la vita professionale e lavorativa degli operatori ma anche le risposte che daremo ai cittadini, tutto ciò richiede un lavoro di riflessione e di programmazione molto complesso». I tempi? La neo-commissaria non si sbilancia, non indicata date e impegna virtualmente l’arco di tempo a disposizione da oggi a fine legislatura. Troppe le incognite: le elezioni a settembre che modificheranno la composizione di governo e parlamento, il rischio-pandemia, i futuri rapporti con l’Europa (da cui dipendono i fondi del Pnrr), le variabili economiche condizionate anche da eventi eccezionali (come la guerra in Ucraina o i rapporti con la Cina).

Per ora gli stati di avanzamento amministrativo del progetto sono affidati a livello locale a gruppi di lavoro “integrati” che da settembre funzioneranno a regime.

L’altro tracciato, che per portare alla fusione dovrà camminare più o meno parallelamente a quello locale, vede come protagonisti Regione e ministeri per la parte normativa-autorizzativa. Nel frattempo dovranno essere gestiti i servizi ordinari erogati dalle due aziende, dai pronto soccorso (da tempo in difficoltà col personale e con l’afflusso di pazienti) alle Case della Salute, agli Osco (presto partiranno i lavori a Bondeno, in programma Ferrara e Codigoro, alla fine gli ospedali di comunità gestiranno un centinaio di posti letto in provincia), alle cure palliative, alla cronicità, agli investimenti delPnrr (quasi tutti concentrati nell’Asl). Non ultimo il reperimento, che richiede continui interventi sul personale (bandi, avvisi, concorsi), ormai carente in molte specialità. l

Gi.Ca.

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