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Il processo

Ferrara, uccise la nonna: il caso in appello

Daniele Predieri
Ferrara, uccise la nonna: il caso in appello

In aula l’11 gennaio contro la pena al nipote di 16 anni per omicidio preterintenzionale

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Ferrara Uccise la nonna, picchiandola, perdendo il controllo poco dopo essere stati insieme ad una cena di famiglia: un altro dramma familiare che aveva scosso non poco l’opinione pubblica torna sotto i riflettori della cronaca, in una tappa processuale obbligata. Pierpaolo Alessio, 25 anni, riconosciuto colpevole della morte di Maria Luisa Silvestri, 71 anni, uccisa a botte il 20 novembre 2019, verrà processato il prossimo 11 gennaio dalla Corte d’assise d’appello che dovrà accogliere o meno i ricorsi di procura e difese. Perché la Corte d’assise di Ferrara, nei mesi scorsi, aveva sì condannato il giovane ad una pena di 16 anni, ma “solo” per omicidio preterintenzionale: perché il ragazzo picchiò la nonna ma ciò fu concausa della morte (innescata da una patologi cardiaca): la uccise ma non aveva intenzione di farlo. Contro questa “lettura” giudiziaria, la procura di Ferrara ha fatto ricorso e così il processo d’appello è stato fissato al prossimo anno a Bologna. Un caso che diventa, dunque, di scuola, molto tecnico sull’aspetto sia della quantificazione della pena e sulle condizioni psichiatriche del giovane (il ricorso delle difese, gli avvocati Pasquale Longobucco e Simona Totaro) che della qualificazione del reato, in quanto la pm Barbara Cavallo contesta le conclusioni dei giudici, poiché il reato sarebbe omicidio volontario con dolo eventuale: cioè, il ragazzo sapeva delle condizioni cardiache della nonna, picchiandola assunse il rischio di farla morire (il dolo eventuale).

Tecnicismi che saranno rivisti dai giudici, anche se è bene dire che la pena di 16 anni decisa dai giudici di Ferrara con l’ipotesi preterintenzionale è la stessa pena che l’accusa aveva chiesto con l’ipotesi più grave del dolo eventuale. Resta la tragedia, il dramma. Che la difesa motivava anche per le condizioni psichiatriche del ragazzo: anche in questo caso - come quello d’ attualità di questi giorni, vedi a fianco - dietro la tragedia c’è la incapacità di controllo, anche se in questo caso non è stata riconosciuta nemmeno la seminfermità: oggi il ragazzo grazie ai suoi familiari, nonno in primis, (che non lo hanno né abbandonato né si sono costituiti contro, pur potendolo fare) sta seguendo un percorso di terapia e lavora: la sentenza d’appello sarà per lui un altro passo per mettersi alle spalle il dramma.

D.P.

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