Ferrara, uccise la nonna: il caso in appello
In aula l’11 gennaio contro la pena al nipote di 16 anni per omicidio preterintenzionale
Ferrara Uccise la nonna, picchiandola, perdendo il controllo poco dopo essere stati insieme ad una cena di famiglia: un altro dramma familiare che aveva scosso non poco l’opinione pubblica torna sotto i riflettori della cronaca, in una tappa processuale obbligata. Pierpaolo Alessio, 25 anni, riconosciuto colpevole della morte di Maria Luisa Silvestri, 71 anni, uccisa a botte il 20 novembre 2019, verrà processato il prossimo 11 gennaio dalla Corte d’assise d’appello che dovrà accogliere o meno i ricorsi di procura e difese. Perché la Corte d’assise di Ferrara, nei mesi scorsi, aveva sì condannato il giovane ad una pena di 16 anni, ma “solo” per omicidio preterintenzionale: perché il ragazzo picchiò la nonna ma ciò fu concausa della morte (innescata da una patologi cardiaca): la uccise ma non aveva intenzione di farlo. Contro questa “lettura” giudiziaria, la procura di Ferrara ha fatto ricorso e così il processo d’appello è stato fissato al prossimo anno a Bologna. Un caso che diventa, dunque, di scuola, molto tecnico sull’aspetto sia della quantificazione della pena e sulle condizioni psichiatriche del giovane (il ricorso delle difese, gli avvocati Pasquale Longobucco e Simona Totaro) che della qualificazione del reato, in quanto la pm Barbara Cavallo contesta le conclusioni dei giudici, poiché il reato sarebbe omicidio volontario con dolo eventuale: cioè, il ragazzo sapeva delle condizioni cardiache della nonna, picchiandola assunse il rischio di farla morire (il dolo eventuale).
Tecnicismi che saranno rivisti dai giudici, anche se è bene dire che la pena di 16 anni decisa dai giudici di Ferrara con l’ipotesi preterintenzionale è la stessa pena che l’accusa aveva chiesto con l’ipotesi più grave del dolo eventuale. Resta la tragedia, il dramma. Che la difesa motivava anche per le condizioni psichiatriche del ragazzo: anche in questo caso - come quello d’ attualità di questi giorni, vedi a fianco - dietro la tragedia c’è la incapacità di controllo, anche se in questo caso non è stata riconosciuta nemmeno la seminfermità: oggi il ragazzo grazie ai suoi familiari, nonno in primis, (che non lo hanno né abbandonato né si sono costituiti contro, pur potendolo fare) sta seguendo un percorso di terapia e lavora: la sentenza d’appello sarà per lui un altro passo per mettersi alle spalle il dramma.
D.P.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
